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SENZA PAROLE ADESSO

Ammazzateci tutti era lo slogan impresso sullo striscione portato in marcia dai ragazzi di Locri all’indomani dell’omicidio di Francesco Fortugno. Ancora oggi, una risposta a quello striscione non è stata data. FuoriClasse torna in quei luoghi e parla con studenti, docenti e dirigenti scolastici. E racconta l`educazione alla legalità a partire dall’esperienza di tre donne in prima linea con la loro vita nella lotta alla mafia: Liliana Carbone, Suor Carolina e Rosanna Scopelliti. Liliana Carbone Liliana Carbone fa la maestra elementare. Il 17 settembre 2004 suo figlio Massimiliano è stato ucciso con un sol colpo di canna mozza, mentre tornava a casa da una partita di calcetto. Secondo Lilliana le donne hanno un ruolo importantissimo nei territori poveri, dove la miseria della mafia è nella mente di molti. Liliana fa della lotta alla mafia e dell’educazione alla legalità una pratica quotidiana. Porta avanti queste attività in quanto si sente responsabile come donna, insegnante e madre. Ha sfidato schemi e comportamenti stereotipati. È consapevole che niente potrà ridarle il figlio, ma sa che il suo impegno può confortare altre persone e altre famiglie. A scuola vuole poter dare certezze ai suoi bambini, i giovani di domani. Insegna loro che giustizia e legalità sono contenuti da interiorizzare per vivere civilmente nella società, e non un comportamento da mantenere per non essere puniti. Con i più grandi lavora su progetti di educazione alla legalità, con ottimi risultati, sostenuta da un pensiero di Emily Dickinson: «anche il fulmine può essere spiegato ai bambini, purché lo si faccia con tenere parole». Verità e giustizia sono diritti inalienabili, universali, per tutti. Rosanna Scopelliti Rosanna, studentessa di lettere all`Università La Sapienza di Roma, attiva nel movimento Ammazzateci tutti, in prima fila con i Ragazzi di Locri, grazie alla loro reazione ha trovato il coraggio di tornare in Calabria. Rosanna è la figlia del magistrato Antonino Scopelliti, aveva 7 anni quando suo padre è stato ucciso dalla mafia nel 1991. Rosanna ci parla di suo padre, del suo lavoro, del loro rapporto e della loro terra. A lei piace ricordarlo come uomo, un uomo eccezionale. A detta di tutti era un magistrato retto e onesto che ha preso sempre sul serio il suo lavoro. Per lui il diritto era la cosa più importante: ha vissuto ed è morto per la giustizia. Quando gli sono state affidate le carte del maxiprocesso per lui è stato normale accettare, nonostante il maggiore pericolo e gli avvertimenti di tutti. Rosanna si impegna per seguire e portare avanti il suo esempio. In Calabria Antonino Scopelliti è stato dimenticato subito: se ne è parlato solo nei 15 giorni successivi al suo omicidio e poi è calato un pesantissimo silenzio. Il 16 ottobre, giorno dell`assassinio di Francesco Fortugno, Rosanna si è trovata a piangere davanti alla televisione. Un paio di giorni dopo ha pianto ancora, ma di gioia, di fronte alla forte reazione dei ragazzi di Locri: i ragazzi c’erano, forse qualcosa stava cominciando a cambiare. Suor Carolina Suor Carolina fa la maestra. Ha lavorato accanto a padre Puglisi, lavorava con lui quando è stato ucciso: ora lavora in un centro dedicato a padre Puglisi. Il riavvio del centro e l`attività non sono stati facili all`inizio. Suor Carolina racconta la sua paura dopo l’assassinio di Puglisi: avevano ucciso un prete, i volontari del centro non venivano più e i bambini si erano ritirati. Il primo istinto era quello di mollare tutto. Ma non se l’è sentita: un uomo ha dato la vita, non si poteva scappare. E` rimasta e ha rimesso in piedi il centro. Secondo Suor Carolina, il ruolo della scuola è importantissimo nell’educazione alla legalità, anche se la scuola oggi ha perso in parte la sua funzione educativa, diventando piuttosto una scuola burocratica, fatta di carta e di leggi. Ma la scuola da sola non basta, ha bisogno del supporto delle altre agenzie educative e deve lavorare in rete con loro. Nel centro dedicato a padre Puglisi accoglie bambini e ragazzi e offre percorsi di educazione alla legalità.

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