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Speciale Dante: l`amore e la donna nella Commedia

“Io spero che Dio mi dia abbastanza giorni per scrivere di lei quello che nessuno ha mai scritto per nessuna.”
SPECIALE DANTE: PARLANO GIULIO FERRONI, JACQUELINE RISSET E DAVIDE RONDONI

L’amore nella Divina Commedia è ovunque. Procede dal basso verso l’alto, dai sensi allo spirito, in molte forme diverse: passionale e familiare, terreno e divino, disperato e soave... È l’amore infatti a costituire la vera spinta che induce Dante a intraprendere il suo meraviglioso viaggio dagli inferi al cielo.
Jacqueline Risset (critico letterario e docente), Giulio Ferroni (storico della letteratura e critico letterario) e Davide Rondoni (storico della letteratura e critico letterario) conducono questa puntata sulle tracce dell’amore dantesco, così come traspare dalle grandi figure femminili di cui è disseminata l’opera del poeta.
“La molla della Commedia è l`amore”, spiega Ferroni, “ed è l`amore che poi spinge Beatrice a scendere dal cielo, ad andare nel limbo dove sta Virgilio e ha chiedere a Virgilio di soccorrere Dante che sta in difficoltà nel suo tentativo di salire sul colle.”
Amore, secondo la concezione del Dolce Stil Novo significa elevazione, è un sentimento che porta a migliorare se stessi, è l’“ Amor, ch`al cor gentil ratto s’apprende” di cui parla Francesca, un amore imbevuto di letteratura cortese, strettamente legato alla morte, in grado di coinvolgere ed emozionare profondamente Dante a livello personale. “Dante”, spiega Ferroni, “dà a questo racconto di Francesca la forza di una ripetizione infinita, di un`esperienza amorosa che certo ha portato al male, alla morte, alla condanna, e in cui Dante si sente implicato perché è qualcosa che fa parte di se stesso, ma di cui lui comunque deve liberarsi nel suo cammino.” Tante sono le presenze femminili nella Commedia. Dall’amore lussurioso delle figure confinate all’inferno si passa alla dolcezza di Pia de` Tolomei nel purgatorio per approdare infine in paradiso all`amore divino di Piccarda Donati e soprattutto di Beatrice, che Dante ha incontrato da bambino eleggendola a proprio angelo personale. “Beatrice è allo stesso tempo la fanciulla vicina di casa e questa realtà che è al di là”, sostiene Risset. Una realtà doppia che rappresenta il vero punto motivante di tutta la Commedia. “Io credo”, aggiunge Rondoni, “che sia impossibile comprendere minimamente Dante senza stupirsi, commuoversi davanti al mistero di Beatrice, di questo incontro reale che è accaduto nella vita di quest`uomo e che dice nella Vita Nova: «È venuto dal cielo in terra a miracolo mostrare». L`amore è realmente un miracolo, una specie di miracolo che si trova di fronte. Dante scrive la Commedia perché sa che deve scrivere qualcosa per lei, tanto che lascia lì tutte le altre opere. Non più la filosofia, la linguistica, ma il grande poema per lei. E Dante scrive la Divina Commedia per lei. Cioè per mettere a fuoco quello che è successo a lui quando ha incontrato Beatrice.” Questo perché, conclude Risset, “l`amore è un`emozione così forte, così essenziale, che merita che ognuno gli consacri un lavoro interno, che arrivi a fare una sorta di fiore di parole, che è la poesia, per Dante.”

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