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SPECIALE SCIENZA: IDEE GENIALI

“Le idee geniali sono come dei lampi, sono dei flash, sono idee su cui magari uno sta rimuginando, e all’improvviso arriva uno e dice: non potrebbe essere così? E tu caschi seduto di botto, scioccato dalla genialità della soluzione”.

Carlo Bernardini, fisico e divulgatore scientifico italiano, ci racconta la fondamentale importanza per lo sviluppo scientifico delle intuizioni geniali. Ripercorrendo le principali tappe della sua vita, gli studi universitari, le prime esperienze di ricerca e sviluppo, la progettazione e la realizzazione del capostipite di quelle macchine che avrebbero ridisegnato la storia della fisica, traspare la sua passione per la ricerca scientifica, per l’insegnamento, per la cultura in senso lato e l’impegno critico e consapevole nei confronti del mondo in cui viviamo.

Di seguito alcune citazioni.

“Mi sono laureato nel 1952 e dopo pochissimo mi hanno offerto un posto a tempo indeterminato, vale la pena di dirlo oggi, avevo poco più di 22 anni. Mi hanno offerto un posto nell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che a quell’epoca stava appena nascendo”.

“Devo dire che era stupefacente l’ambiente in cui si viveva, perché il direttore Giorgio Salvini dei laboratori aveva 33 anni e l’età media dello staffe era 23 anni, una cosa incredibile al giorno d’oggi”.

“La comunicazione è un problema molto grosso, perché l’ambizione di molti giornalisti è fare soltanto gli scoop[…]. D’altra parte non si possono usare mezzi di comunicazione di massa per fare delle lezione sistematiche[…]. Quello che bisognerebbe fare è usare di più forme di comunicazione semplificate, ma adattate alla scuola così com’è. […] Queste cose si capiscono bene da giovani, gli anziani cominciano a fare d ogni erba un fascio e capiscono solo quello che vogliono capire loro”.

“La scuola dovrebbe essere un po’ più entusiasmante ed eccitante. Il difetto più grande della scuola è che ormai ci si è come rassegnati a una serie di contenuti che servono solo per imparare, mentre quello che è importante è capire, molto più di imparare”.

“Bisognerebbe usare un canale adatto che è quello della storia dello sviluppo delle idee del pensiero scientifico, perché per fare la storia bisogna capire come si pensava prima e perché è cambiato il modo di pensare dopo”.

“La cosa che bisognerebbe fare sono dei gruppi di lavoro per la didattica delle scienze, in cui gli insegnati lavorano insieme, si offrono degli esempi, attraverso i quali imparano ad adoperarli, però questo si fa molto poco”.

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