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SPECIALE SPORT: PARLA DON MARIO LUSEK

“Abitare il mondo dello sport da parte della comunità cristiana, non per invadere campi non propri, ma per farsi prossimo dell’uomo che si diverte, che fa sport, che viaggia e che vede anche nel divertirsi un modo per crescere”.

Don Mario Lusek dal 1° ottobre 2007 è direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana. In qualità di Cappellano della Squadra Italiana ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino, a quelle invernali di Vancouver, ai Giochi del Mediterraneo di Pescara, ai Campionati Mondiali di Atletica di Berlino.

“L’esperienza di Pechino è stata originale e particolare, perché si svolgeva in una nazione che sembrava chiusa al mondo occidentale e agli altri mondi, quindi ci sono state delle difficoltà iniziali, ma poi è stata un’esperienza bellissima, perché mi ha inserto all’interno del mondo dello sport”.

“Il regolamento dell’ufficio indica diciassette azioni da compiere che vanno dall’incoraggiare, favorire, sostenere, accompagnare, ma il compito principale è quello di fare in modo che in tutte le chiese locali […] ci sia alla base una forte sensibilità rispetto il mondo del tempo libero, ampiamente inteso, coordinare il lavoro degli uffici, sostenerli, accompagnarli e incoraggiarli, ma in più anche curare i rapporti istituzionali.”

“E’ importante il ruolo della famiglia, a volte noi assistiamo più a genitori tifosi che a genitori sportivi, a genitori che vogliono e sognano per il figlio cose impossibili e quindi lo accompagnano e lo introducono nel mondo dello sport già iniziati da una deformazione di visione, invece abbiamo bisogno di famiglie che sappiano che lo sport per il ragazzo è un gioco e deve essere un gioco, può diventare anche agonismo e pratica sportiva professionistica, nel tempo dopo aver fatto anche un percorso significativo dal punto di vista ludico”.

“La cultura dello sport […]è inquinata da una serie di ambiguità, […] che non dipendono dallo sport, ma dal contesto sociale in cui è inserito. […] E’ importante che antropologia e pedagogia lavorino insieme: la visione dell’uomo e modello educativo”. Un modello educativo fondato sulla persona, ispirato da principi educativi cristiani, aperto alle culture della modernità, differenziato nei servizi, guidato da un responsabile solido e maturo, sostenuto da competenti animatori, aggiornato nella formazione, disposto al dialogo con le istituzioni e con il territorio.

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