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Tutte le sfumature di Tracey Moffatt

Fotografa e regista, Tracey Moffatt è indubbiamente tra gli artisti australiani più noti al mondo. Super premiata in patria e riconosciuta a livello internazionale, Tracey mette in scena dei veri e propri fotodrammi, termine che usa per indicare la spiccata componente fictionale delle sue opere. La costruzione di una trama narrativa è il perno attorno al quale si innesta un ricco substrato di storie comuni e personali, in parte legate al suo bagaglio di memorie.

 

Nella 57ma Biennale d’Arte di Venezia l’intera Padiglione dell’Australia è dato a disposizione di Tracey Moffatt. Tra i suoi nuovi lavori un breve filmato intitolato The White Ghosts sailed in (L’approdo dei fantasmi bianchi) che l’artista dichiara essere un reperto documentalistico realizzato  nel  lontanissimo 1788 dagli indigeni dell’Australia, con una macchina da presa primitiva, dimenticato dal Capitano Cook sull’isola. Il filmato sarebbe realizzato su una celluloide composta da zoccoli di maiale liquefatti e perforati ai lati manualmente con delle lime da detenuti.  Il finto filmato d’epoca mostra l’orizzonte della costa Australiana dalla prospettiva degli indigeni che guardano  appunto l’approdo degli europei, chiamati allora proprio fantasmi a causa della loro pelle chiara.

La vita degli aborigeni, dopo l’approdo dei fantasmi bianchi, ha subito una trasformazione profonda. Il tema della segregazione razzista e sociale soprattutto delle donne indigene in seguito al colonialismo è caro a Tracey Moffatt. Nell’Australia civilizzata le donne aborigene sono state declassate nella gerarchia della società australiana bianca a dover accettare da generazioni le offerte  di lavori umili come cuoche e domestiche. Anche i destini degli avi di Tracey Moffatt sono stati segnati da quest’usanza: sia la sua bis-bis nonna, sua nonna e per poco anche sua madre sono state domestiche a servizio dei bianchi. Ma la madre di Tracey non volle più stare agli ordini, si ribellò e scappò in città alla ricerca di un destino migliore.


L’infanzia di Tracey ne fu segnata. Tracey fu data in affidamento da piccola. Molti anni dopo crea la serie Scarred for life (1994), una serie di fotografie ispirate stilisticamente dalle riviste degli anni ’60, il cui tema è un’infanzia segnata da gesti o frasi umilianti rivolti ai bambini e adolescenti dagli adulti. Le foto sono inoltre corredate da un testo che arricchisce l’ambientazione.

RAI ARTE ha incontrato l’artista in occasione della 57ma Biennale d’Arte a Venezia per parlare della sua carriera.

 

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