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Umberto Curi: la convivenza

Il filosofo Umberto Curi, intervistato al Festival della Filosofia di Modena del 2016, parla della convivenza.

Nell’espressione stessa convivenza c’è secondo Curi il rinvio ad una dimensione dell’alterità dalla quale non possiamo prescindere, per vivere è necessario il rapporto con l’altro, inteso non solo come rapporto di accoglienza ma anche come strumento indispensabile per affermare la nostra stessa identità.

La convivenza tra i popoli è la condizione che interviene quando si riesce a emarginare la guerra ma tutta la tradizione filosofica occidentale a partire da Omero a partire proprio dalle radici della cultura occidentale ha riconosciuto che la guerra è un male inevitabile perché accompagna purtroppo tutta la storia del genere umano come modalità di risoluzione delle controversie tra i popoli.

L’unico percorso realistico per la costruzione della pace consiste nel creare nuove condizioni di convivenza tra i popoli, fondate sulla giustizia sociale cioè sul superamento degli squilibri che sono essi stessi portatori di guerra. Insomma, secondo Curi, la convivenza è possibile quando si riesce a creare una condizione di almeno tendenziale parità tra coloro che dovrebbero tentare appunto di vivere insieme

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