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VIRGINIA WOOLF: GITA AL FARO. LETTURE D`AUTORE

La scrittrice Lidia Ravera racconta la sua scoperta della narratrice inglese (1882 - 1941) nei primi anni Settanta: "Per me Virginia Woolf non è un partito, perché lei odiava la disciplina, né una bandiera. È un amore". Una frase della Camera di Giacobbe (1922) la sedusse, quella che dice: "Non sono le catastrofi, gli assassini, la morte, le malattie o l`età che ci uccidono, ma il modo in cui le persone guardano e ridono e salgono sugli omnibus". Di lì "l`amore vorace, erotico" della Ravera per una scrittrice di cui ha letto tutto il possibile. Virginia disprezzava le trame e diceva: "stanno lì solo per suscitare emozioni. E le uniche due emozioni sono l`amore e l`odio". Fatta questa premessa, Lidia Ravera racconta Gita al faro (1927), analizzando la struttura di questo romanzo-trittico, con cui la Woolf raggiunse la sua piena maturità artistica, rifondando involontariamente il romanzo stesso come genere letterario. I rapporti di Virginia Woolf con le scrittrici a lei contemporanee e con il “Bloomsbury group” costituiscono ulteriori oggetti di riflessione di questa appassionata intervista, che si conclude cercando di capire perché, nonostante tutto, alla scrittrice inglese non venga quasi mai riconosciuta, nel panorama letterario del Novecento, una statura pari a quella di Proust, Kafka e Joyce. Forse perché, parafrasando le parole della Ravera, lei non era una teorizzatrice, cercava piuttosto un ritmo interiore che le consentisse di catturare dei “momenti d’essere”. “ Virginia Woolf – conclude la scrittrice italiana – non è una di quelle che mettono ordine negli scaffali. È una di quelle che li riempiono” .

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