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Zettel. Filosofia in movimento. Percezione

Per lo che io vo pensando che questi sapori, odori, colori eccetera, non siano altro che puri nomi, ma tengano solamente lor residenza nel corpo sensitivo, sì che rimosso l'animale siano levate e annichilite tutte queste qualità.
Galileo Galilei, Il saggiatore

 

Tutto quello che ho ammesso come assolutamente vero l'ho ricevuto o dai sensi o mediante i sensi: li ho però talvolta colti in errore, ed è regola di prudenza non dare mai interamente fiducia a coloro che ci hanno ingannato anche una sola volta.
Cartesio, Meditazioni metafisiche

 

L'occhio, se proprio si vuole che ragioni, ragiona comunque a modo suo.
Gaetano Kanizsa

 

La percezione, attraverso i sensi, ci mette in contatto con il mondo. Nella storia del pensiero filosofico, però, la validità di sensi ai fini della conoscenza è stata spesso messa in discussione, come ad esempio da Cartesio nelle sue Meditazioni metafisiche. Nella filosofia moderna la possibilità di un'esperienza valida è stata indagata nei modi più vari: Maurizio Ferraris prende in considerazione il pensiero di Hume e il suo metodo dell'induzione, che però sembra essere incerto quanto sono incerti i sensi.

Allora come possiamo essere sicuri della nostra esperienza? Kant, nella Critica della ragion pura, afferma che noi non dobbiamo e non possiamo sapere come sono le cose realmente, ma solo come devono essere fatte per venire conosciute da noi. Siamo noi, con i nostri concetti e con i nostri sensi, che diamo stabilità all'esperienza.

In tal modo, però, sembra che tutta l'esperienza derivi quasi esclusivamente da una costruzione intellettuale. È possibile che i nostri sensi dipendano interamente dal nostro intelletto? È vero che talvolta possono essere fallaci, ma è anche vero che il più delle volte risultano una solida base per la nostra esperienza. Può inoltre accadere che i sensi operino senza bisogno di concetti, come si può ben notare attraverso illusioni percettive mirate dove, nonostante sappiamo che si tratta di illusioni, continuiamo a percepirle in maniera “concettualmente” sbagliata.

La nostra quotidianità, ad ogni modo, dipende dall'affidabilità dei sensi. Nel suo intervento, Ivana Bianchi sottolinea come la percezione sia fondamentale proprio per definire la realtà: la percezione ha le sue leggi che possono essere diverse, ad esempio, da quelle della fisica, ma non è detto che siano meno valide.

Dalla Columbia University di New York, Achille Varzi sottolinea la differenza tra “percezione” e “rappresentazione”, analoga a quella che c'è tra “credere” e “sapere”. Per molto tempo è sembrato che la percezione fosse problematica perché poteva produrre allucinazioni, mentre adesso si rischia di cadere nel problema opposto, ossia nel non essere più capaci di vedere cose che ci sono davvero perché troppo dipendenti dal concetto.

Ferraris riprende il discorso ribadendo che il percettivo può avere una sua vita autonoma rispetto al concettuale. Cita un libro di Paolo Bozzi, psicologo e percettologo italiano, da titolo Fisica ingenua: anche i fisici teorici continuano a percepire il mondo con le categorie della fisica di Aristotele, perché è più vicina alle nostre capacità percettive rispetto alle attuali conoscenze scientifiche.

Mario De Caro porta un controesempio, ossia quello del grande storico e teorico della scienza Thomas Kuhn. Nella sua Struttura delle rivoluzioni scientifiche, Kuhn afferma che i grandi cambiamenti nelle teorie che organizzano il mondo (come il passaggio dal modello tolemaico al modello copernicano) mutano la nostra percezione dello stesso mondo, al punto che arriviamo a guardarlo con occhi diversi. Questo, però, porta a un estremo relativismo scientifico, tanto da rendere le due teorie non più confrontabili. Bisogna quindi puntualizzare che, da una parte, noi stabiliamo come guardare il mondo, ma dall'altra è lo stesso mondo a porci dei vincoli.

De Caro arricchisce il discorso grazie a Il saggiatore di Galileo, dove si afferma che il sapore, l'odore o il colore non esistono come qualità di per sé, ma solo per noi. Questa posizione fu estremizzata da George Berkeley, il quale arrivò a dire che tutto ciò esiste è tale perché noi lo percepiamo. David Hume aggiunse che non si può uscire dalle nostre percezioni e dalla nostra mente. E la scienza moderna la pensa sostanzialmente allo stesso modo.

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