MICHELANGELO BUONARROTI: LA PIETÀ RONDANINI. COMMENTO DI HENRY MOORE
Lo scultore Henry Moore descrive la Pietà Rondanini, capolavoro incompiuto e ultima opera di Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 - Roma, 1564).
L`artista inglese si pone davanti al gruppo marmoreo, ai piedi di esso, e lo analizza prima globalmente e poi nei particolari, con un linguaggio semplice ed essenziale.
L`intento dichiarato è quello di fornire alcuni elementi per la comprensione dell`opera a chi, non essendo scultore, rileva in essa qualcosa di non immediatamente intelligibile. Nella scultura infatti coesistono due stili diversi: la parte “anatomico-realistica”, che corrisponde alla zona inferiore dei corpi, fu scolpita vent`anni prima rispetto alla “improvvisazione sentimentale” che irrompe al livello della testa e delle spalle, a cui il Buonarroti lavorò fino a pochi giorni prima di morire.
Lo scultore inglese affronta il tema del rapporto tra Michelangelo e il Rinascimento e dell`influenza che la religione e l`etica cristiana ebbero sull’artista italiano. Ma soprattutto egli sottolinea la profonda e commossa comprensione dell’umano che questa opera, più di altre, lascia emergere.