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Gran Consiglio, spina nel fianco di Mussolini

 

E’ opinione diffusa che il Gran Consiglio sia stato uno strumento docile nelle mani di Mussolini. In realtà, spesso ha funzionato come camera di compensazione delle tensioni che all’interno del fascismo ci furono sempre. Esemplare a questo riguardo è la riunione del Gran Consiglio del 21 marzo del 39. Siamo in un momento delicato della vita del regime perché ci stiamo avvicinando al patto di acciaio.

Ciano riporta testualmente questa cronaca: “In serata Gran Consiglio. Il Duce parla della necessità di adottare una politica di intransigente fedeltà all’Asse e pronuncia un meraviglioso discorso polemico, logico, freddo ed eroico. Balbo e De Bono frondano, anzi Balbo pronuncia una frase infelice: “lustrate le scarpe alla Germania”. Reagisco con grande violenza documentando la costante fierezza della politica mussoliniana. Il Duce approva e mi dice che Balbo rimarrà sempre : “il porco democratico” che fu oratore della loggia Girolamo Savonarola di Ferrara”.

Mussolini non riunì più il Gran Consiglio. Quando lo riunì di nuovo era la notte del 25 luglio del 43, la stessa notte che segnò la sua fine proprio ad opera del Gran Consiglio.

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