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LA QUESTIONE EBRAICA: I RASTRELLAMENTI. SECONDA GUERRA MONDIALE

Avvalendosi di materiale d’archivio, l’unità audiovisiva ricostruisce la storia degli ebrei italiani durante la seconda guerra mondiale.
La frangia antisemita all’interno del partito fascista era una esigua minoranza, destinata, senza Mussolini, a rimanere inascoltata. Anche l’entrata in guerra non peggiorò di per sé la situazione degli ebrei, né mutò l’atteggiamento amichevole della maggioranza degli italiani nei loro confronti, ma questo non li sottrasse comunque alle persecuzioni nazi-fasciste.
Le immagini ci mostrano Hitler in Carinzia, nell’estate del 1941, festeggiato per la conquista della Jugoslavia. È da questo momento che i piani per lo sterminio diventano operativi. Il 1942 è l’anno della “soluzione finale”, che prevedeva l’uccisione di undici milioni di ebrei. Ne vennero assassinati più di cinque milioni.
In Italia le deportazioni iniziarono dopo l’8 settembre 1943. La Repubblica Sociale consegnò, sebbene a malincuore, gli ebrei italiani alle autorità naziste. Casi di delazione si ebbero anche all’interno della stessa comunità ebraica.
L’orrore del genocidio nazista viene testimoniato dalle parole di alcuni ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio. Chiude l’unità una testimonianza dello scrittore Primo Levi.

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