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La rivoluzione messicana

Il 20 luglio 1914 Victoriano Huerta, che aveva preso il potere nel febbraio del 1913 con un colpo di stato culminato nell`assassinio di Francisco Madero, abbandona il Paese.
Venustiano Carranza, forte del carattere istituzionale della sua opposizione a Huerta e dell’impegno congiunto dei gruppi rivoluzionari per abbattere lo stesso Huerta, si ritiene il capo legittimo del governo provvisorio. Ma una Convenzione dei rappresentanti dei governatori e dei comandanti delle unità dell’esercito rivoluzionario costituzionalista per decidere il futuro del Paese lo dichiara “ribelle” e lo esautora.
Viene nominato un altro presidente provvisorio nella persona di Eulalio Gutiérrez.
Il 30 novembre Villa giunge alla stazione di Tacuba, alle porta di Città del Messico, con ventimila uomini e diciotto treni. Invia una delegazione a trattare con Zapata, le cui truppe sono entrate nella capitale alcuni giorni prima. I due rivoluzionari decidono poi di incontrarsi personalmente: ne nasce un`alleanza che non si rivelerà salda.
Villa e Zapata entrreranno nella capitale ciascuno con i due rispettivi eserciti. Accolti in un clima di gioia popolare, presto verrano nuovamente scalzati dal ritorno al potere di Carranza.
Villa dovrà registrare una pesante sconfitta politica, anche per il ruolo assunto dagli Usa e dal presidente Wilson che, tra l’altro, invierà in Messico truppe statunitensi.

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