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Primo Levi e l`Olocausto

“Meditate che questo è stato”, si legge in una celebre poesia di Primo Levi. Il verso riflette l’importanza della memoria, non solo affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche e soprattutto perché essa custodisca nel tempo “l’impossibilità di rassegnarsi al fatto che il mondo dei lager sia esistito, che sia stato introdotto irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono e quindi sono possibili”. Primo Levi  venne deportato ad Auschwitz nel 1944. A testimonianza della sua tragica esperienza, scrisse nel 1946 Se questo è un uomo, seguito da La Tregua, I sommersi e i salvati e altri testi, quali L’altrui mestiere, Vizio di forma e Lilit.  “Lo scopo del lager è l’annientamento dell’uomo, che prima di morire deve essere degradato in modo che si possa dire, quando morrà, che non era un uomo”. Queste sono le parole del comandante nazista Franz Stangl, tratte da In quelle tenebre di Gitta Sereny. Esse esprimono quel tentativo di annullamento della stessa dignità dell’uomo che costituisce una tragedia insanabile per il popolo ebraico e continua ad offendere non solo i sopravvissuti, ma qualsiasi essere umano. Ciò nonostante, le parole di Levi, a fine filmato, ripongono nei giovani la speranza di un futuro in cui sia ancora possibile scommettere sull’uomo.

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