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Giorgio Caproni

Il Miur ha scelto i “Versicoli quasi ecologici” di Giorgio Caproni come traccia agli esami di maturità 2017

Questo il testo della poesia:

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

 

Il 7 gennaio 1912 nasceva a Livorno il poeta Giorgio Caproni. Due rarissimi video in cui Caproni compare di persona ce ne illustrano la poetica. Antonio Debenedetti racconta poi di averlo avuto come maestro privato durante un anno di malattia.

All'età di dodici anni Giorgio Caproni lasciò Livorno e compì i primi studi a Genova, frequentando in seguito i corsi di violino e composizione al Conservatorio e conseguendo privatamente l'Abilitazione Magistrale. Scrisse i suoi primi versi inviandoli alle varie riviste genovesi. Le prime raccolte Come un'allegoria (nel 1936) e Ballo a Fontanigorda (nel 1938) escono per l'editore genovese Emiliano degli Orfini. Nel 1939, dopo un breve periodo a Pavia, si trasferisce a Roma, dove abiterà per tutta la vita, pur trascorrendo le estati a Loco di Rovegno, dove aveva insegnato in gioventù. Trascorre a Loco di Rovegno due anni in clandestinità. Dopo aver partecipato alla guerra e alla Resistenza, fu per molti anni maestro elementare, iniziando a Casorate Primo la sua esperienza di insegnamento. Sposatosi con Rosa Rettagliata, la Rina delle sue poesie, dal 1939 visse a Roma dove collaborò a diversi giornali e riviste con le sue poesie ma anche con saggi critici, racconti e traduzioni. La raccolta Il passaggio di Enea raccoglie tutte le sue poesie pubblicate fino al 1956 e riflette la sua esperienza di combattente durante la Seconda guerra mondiale e la Resistenza e raccoglie le poesie delle raccolte precedenti. Ha curato una serie di traduzioni di capolavori di letteratura straniera, tra le quali si ricordano Morte a credito di Louis-Ferdinand Céline, Il tempo ritrovato di Marcel Proust e La mano mozza di Blaise Cendrars. Temi ricorrenti della sua poesia sono Genova, la madre e la città natale, il viaggio. L'ultima fase (da Il muro della terra in poi) insiste sul tema del linguaggio come strumento insufficiente e ingannevole, inadeguato a rappresentare la realtà.