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Jane Austen a duecento anni dalla morte

 

Di Jane Austen scrisse Virginia Woolf  “è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.” (The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925). A duecento anni dalla morte (avvenuta il 18 luglio 1817) il mito di questa scrittrice inglese è più vivo che mai. Per ragionare sul fenomeno Austen e comporre un ritratto a più voci abbiamo raccolto il parere di due scrittrici, Simonetta Agnello Hornby e Nadia Terranova, di una studiosa, Liliana Rampello, (autrice di Sei romanzi perfetti per il Saggiatore), di due ricercatrici universitarie, Laura Scuriatti e Marina Della Giusta,  di un’illustratrice, Manuela Santoni, e di un regista, Whit Stillman.

 

Jane Austen nasce a Steventon nell’Hampshire il 16 dicembre 1775 e muore a Winchester il 18 luglio 1817. Vive nel paese natale fino al 1801, poi a Bath e a Southampton; si stabilisce infine a Chawton, finché, ammalata forse di tisi, viene portata a Winchester nel maggio 1817 e vi muore poco dopo. Ha scritto sei romanzi: Pride and prejudice (1797, pubblicato nel 1813); Sense and sensibility (1811); Mansfield Park (1814); Emma (1816); Northanger Abbey e Persuasion (postumi, 1817).