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LE DONNE NEL MONDO DELLA MAGISTRATURA NELL`ITALIA DEL 1959. IL LAVORO DELLE DONNE

Siamo nel 1959: da due anni una legge consente alle donne di far parte delle giurie popolari nell’ambito dei processi di Corte d’Assise. Si tratta della prima eccezione al principio, all’epoca ancora in vigore, secondo il quale una donna non può essere magistrato. Da poco si sono aperte alle cittadine italiane le porte della carriera diplomatica e dell’avvocatura, ma ancora restano loro inaccessibili i più alti gradi della pubblica amministrazione così come le cariche riguardanti la magistratura ordinaria.
Ugo Zatterin incontra alcune tra le prime donne che hanno intrapreso un’attività e una carriera tradizionalmente maschile. Da queste interviste emergono alcune delle difficoltà da loro incontrate. Tra i diversi aspetti interessanti, si registra il fatto che un’avvocatessa negli anni Cinquanta si sentisse a proprio agio più in un ruolo difensivo che in uno accusatorio, e che la comparsa delle donne in un’aula giudiziaria era spesso legata alla presenza di procedimenti riguardanti bambini o minori, i quali traevano vantaggio dal trovare, nella corte giudicante, un volto materno che li mettesse a loro agio.