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Diversity management: quando la diversità è ricchezza

Che cos’è il diversity management? Come ci illustra Alessandra Romano, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della formazione, umane e della comunicazione interculturale, Università di Siena, è un approccio manageriale che permette di razionalizzare le risorse all’interno di un’organizzazione, sia essa un’azienda o un’impresa, e di valorizzare le differenze di competenze, ruoli, caratteristiche e abilità, che normalmente vi sussistono.

Gli studi organizzativi ci dicono già da tempo che la creatività è un contraddittorio, che nasce dal confronto e dalla dialettica in gruppi eterogenei, in cui coltivare pensiero divergente. Come tematizzare dunque le differenze e le diversità che sono già presenti nelle nostre organizzazioni senza bypassarle, in nome di un’efficienza gestionale e di un’efficacia produttiva?

Quali sono queste diversità?

• Sono primarie, quali cultural diversity e gender diversity

• E sono secondarie, quali ageing diversity (lavoratori più giovani e meno giovani la cui collaborazione può essere una forma di apprendistato tra novizi ed esperti, proprio come nelle botteghe artigiane) e disability diversity (le disabilità che sono considerate alla stregua di differenze valorizzanti)

Le strategie di diversity management consentono di ottimizzare le risorse che sono già nelle organizzazioni, massimizzando le competenze divergenti e differenzianti in team di lavoro. I team funzionano perché sono eterogenei ma organizzati.

Pensiamo ai meccanici della Ferrari: ognuno sa qual è il suo compito e probabilmente è un esperto nel suo specifico settore. Ma la giusta organizzazione e gestione del lavoro in team consente alla squadra di fare pit-stop funzionali ed efficaci in tempi brevissimi.

Politiche di diversity management possono essere:

• work flexibility

• disability employment

• talents academy

• personal and professional development con corsi e aggiornamenti professionali

 

mentre le pratiche di diversity management possono essere:

• inclusive opportunity

• facilities for communication

• collaborative working and coworking

• creazione di setting espansi di lavoro e apprendimento collaborativo

• team development e leadership distribuita e diffusa ma pur sempre task-oriented.

I guadagni per le aziende:

- a livello macro, di immagine, di brand, di raccordo con le istituzioni legislative a favore delle pratiche inclusive

- a livello micro, riduzione dei tassi di assenteismo, valorizzazione delle performance, riduzione delle patologie work-related, produzione orientata al problema e massimizzazione delle risorse umane e immateriali, creatività e innovazione.

La Commissione Europea (2003) ha evidenziato cinque vantaggi del diversity management: 

– rafforzamento dei valori culturali all’interno dell’organizzazione;

– promozione dell’immagine dell’impresa; – maggiore capacità di attrazione di personale qualificato; 

– miglioramento della motivazione e dell’efficienza della forza lavoro; 

– miglioramento dell’innovazione e della creatività.

Pertanto promuove a tutti i livelli le politiche di inclusione.

"L’obiettivo - conclude Romano- è il superamento degli approcci delle pari opportunità, volti a omologare e uniformare, per adottare strategie e politiche finalizzate a includere in termini di potenziamento e di sviluppo dell’organizzazione e dei membri che già la costituiscono. Ed è quello che qui cerchiamo di insegnare alle nostre studentesse e ai nostri studenti".

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