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I bambini, la poesia e il senso di meraviglia: intervista a Chiara Carminati

Chiara Carminati è poetessa e autrice di libri per bambini e per ragazzi, la sua bibliografia è vastissima (ha pubblicato tra gli altri con Editoriale Scienza, Topipittori, Mondadori, Rizzoli, Bompiani), i suoi libri sono stati tradotti all’estero e ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Andersen come miglior autrice nel 2012, il Premio Alvaro-Bigiaretti nel 2015 e il Premio Strega Ragazze e Ragazzi nel 2016. Specializzata in didattica della poesia, da anni organizza incontri e spettacoli con i bambini e con i ragazzi e corsi di aggiornamento per insegnanti e bibliotecari, sia in Italia che all’estero.

Nell’intervista che segue abbiamo posto a Chiara Carminati alcune domande sui suoi incontri con i bambini e sull'importanza della poesia, sugli spettacoli interattivi e musicati, e sul suo ultimo libro appena pubblicato da Editoriale Scienza: La signora degli abissi.

 

La poesia in Italia rispetto alle glorie del passato non gode di buona salute, è forse la forma di espressione scritta più discriminata sia dai lettori che dagli editori, tu invece da anni curi laboratori e incontri con i bambini proprio sulla poesia, perché secondo te questa forma espressiva è importante in età formativa?

 

Credo si debba riconoscere il merito a biblioteche, scuole e festival se le occasioni di incontro tra poesia e bambini sono così numerose. È una fortuna per la poesia, perché niente è più vitale della lettura ad alta voce, condivisa e collettiva. È una fortuna per i bambini, che vedono moltiplicate le possibilità di entrare in contatto con linguaggi poetici diversi. Ed è una fortuna per noi poeti, perché i bambini sono decisamente un pubblico curioso, interessato e disponibile all'ascolto. La familiarità con il linguaggio poetico è una risorsa importantissima, non solo come strumento espressivo, ma anche come sentiero privilegiato per poter assaporare la bellezza di una lingua, la sua forza, le sue sfumature e la sua potenza creativa.

 

 

Tutti ricordiamo la poesia da mandare memoria a scuola come una specie di condanna, nonostante ci facessero studiare capolavori meravigliosi della poesia italiana, tu durante i tuoi incontri sulla poesia, che tipo di accoglienza trovi tra i bambini? E qual è secondo te la chiave migliore grazie alla quale coinvolgerli su quella che hai definito “ribellione creativa del linguaggio”?

 

Non ho nulla contro la pratica della memorizzazione, salvo che dovrebbe essere un punto di arrivo, non di partenza, nel viaggio di esplorazione della poesia. Percorrendo la strada giusta, bisognerebbe giungere a un momento in cui imparare a memoria una (o più) poesie diventi necessità dei bambini stessi. In francese si usa l'espressione “savoir par coeur” per indicare il conoscere a memoria. È una memoria affettuosa: sta dentro il cuore. Ma perché una poesia ci resti nel cuore, dobbiamo essere motivati a farle spazio. Questa strada giusta da percorrere e far percorrere, questa motivazione che mette in movimento la memoria, io l'ho trovata nella lettura ad alta voce. Abbondante, partecipe e divertita. Ci possono essere ovviamente altri metodi, ma per me questo è stato e continua ad essere il più semplice, il più entusiasmante e quello che mi aiuta a coinvolgere maggiormente i bambini: leggere.

 

 

Durante i tuoi incontri e laboratori hai mai provato a far creare delle poesie ai bambini?

 

Non amo chiedere ai bambini di scrivere poesie. Penso che il desiderio di farlo, da parte loro, possa nascere come conseguenza naturale dell'essere frequentemente “esposti” all'ascolto di poesie scritte dai poeti più diversi. La potenza espressiva del linguaggio poetico è contagiosa. Ma appunto, prima bisogna passare un tempo lungo ad abbronzarsi ai suoi raggi, senza richieste, senza verifiche, senza rendiconti. Io mi occupo soprattutto di questo: di far conoscere le poesie ai bambini, e di farle conoscere ai loro insegnanti, perché saranno poi loro a poter crescere con i bambini un rapporto quotidiano con la poesia. Diverso è il caso dei giochi di parole, che invece uso molto nei laboratori, perché sono una porta interessante per entrare in confidenza con il linguaggio poetico.

 

 

Tu utilizzi la formula dello spettacolo interattivo non solo su tema della poesia, ma anche per i racconti, la musica, la pittura, la geografia, l’ecologia e moltissimi altri temi, perché a un certo punto hai deciso di allargare la tua attività di autrice a forme di “spettacolo” per i ragazzi e in che modo questo tipo di incontro diretto può fare la differenza in età formativa?

 

All'inizio si è trattato più che altro di una soluzione per rispondere alle numerose richieste di incontri, che non sempre mi consentivano di coinvolgere una o due classi alla volta come faccio di solito. Ma l'incontro con i musicisti della Linea Armonica, in particolare con Giovanna Pezzetta e Leo Virgili, mi ha aperto nuovi orizzonti: abbiamo cominciato a collaborare insieme creando spettacoli-concerto, dove parola e musica dialogano allegramente, e che sono qualcosa di completamente nuovo rispetto agli incontri che conduco da sola. Cerchiamo però sempre di mantenere un contatto interattivo con il pubblico, per quanto più ridotto, perché ci piace che continui ad essere una forma di dialogo.

 

 

Di Chiara Carminati è appena uscito in libreria per Editoriale Scienza, nella collana "Donne nella scienza", La signora degli abissi, illustrato da Mariachiara Di Giorgio. Il libro è l’avvincente biografia per ragazzi dell’oceanografa Sylvia Earle, biologa marina specializzata in botanica che ha dedicato la sua vita alla scoperta dei segreti delle profondità marine.

Le imprese di Sylvia Earle, raccontate in questo bellissimo volume, hanno fatto il giro del mondo: dalla celebre immersione durante la gravidanza per il suo terzo figlio, con il consenso del medico, a 38 metri di profondità nel mare delle Bahamas, alla sua “passeggiata sottomarina” a 400 metri di profondità, fino al raggiungimento dei 900 metri grazie a un sommergibile monoposto progettato insieme a un collega ingegnere. Il libro si chiude con un’intervista a Sylvia Earle che oggi ha 81 anni e non ha ancora smesso di girare il mondo e raccontare il mare. In occasione di questa pubblicazione abbiamo fatto a Chiara Carminati anche qualche domanda su La signora degli abissi.

 

 

Come è nata l’idea di raccontare la storia dell’oceanografa Sylvia Earle, e perché secondo te raccontare ai bambini e ai ragazzi la storia di donne come Sylvia Earle è importante?

 

Non conoscevo Sylvia Earle. Sabina Stavro, direttrice di Editoriale Scienza, mi ha proposto di raccontare la sua storia conoscendo il mio amore per il mare, soprattutto visto e vissuto da sotto. Mi sono letteralmente tuffata nelle parole di Sylvia, immergendomi nella sua storia così piena di avventure, ma anche di passione, coraggio e determinazione... e la sua voce è diventata la mia. Credo che per bambini e ragazzi la vita di Sylvia possa essere non solo un racconto avvincente, ma anche un incoraggiamento a seguire le proprie vocazioni più profonde, e a non arrendersi quando si ha qualcosa di importante da realizzare. Fin da bambina, Sylvia aveva curiosità e talento per la ricerca naturalistica. Ha avuto la fortuna di essere sempre sostenuta dalla sua famiglia. Ma ha dovuto anche lottare per mandare a gambe all'aria pregiudizi, resistenze e ottusità, e l'ha fatto usando la tenacia e l'ironia. Due forze importantissime, che ci si può allenare ad avere come amiche.

 

 

Cosa ti piacerebbe che scattasse nell’immaginazione dei bambini e bambine che leggeranno “La signora degli abissi”?

 

Il desiderio di guardare il mare, con rispetto e curiosità, come ha fatto e ancora fa Sylvia: scendendo nelle sue profondità.

 

 

Le bellissime illustrazioni del libro sono state realizzate da Mariachiara Di Giorgio, com’è lavorare su un testo e poi trovarsi di fronte l’immaginazione disegnata di un’altra autrice? Come ti sei trovata a lavorare con Mariachiara a questo libro?

 

A differenza di altri casi, in cui il mio lavoro davvero si intreccia a quello dell'illustratore durante tutto il processo creativo, per questa storia il rapporto è stato più classico: quando ho terminato la scrittura e la revisione del testo, Mariachiara ha cominciato a lavorare alle immagini. Ha dovuto anche mantenersi fedele non solo alle parole, ma alla realtà viva e vera, dal momento che Sylvia non è un personaggio di fantasia e che luoghi e ambientazioni devono essere scrupolosamente rispettati. Ma pur prendendo spunto da documenti realmente esistenti, è stata bravissima  a inserire un'interpretazione personale, delicatamente visionaria, nella resa delle immagini. Guardare le sue illustrazioni a me fa venir voglia di infilarmi al più presto muta e pinne per scendere nel blu.

 

 

Si sa che avere a che fare con i bambini è sempre uno scambio, mentre giochiamo con loro o cerchiamo di insegnargli qualcosa tutto questo non cambia solo loro, ma anche noi: come ti ha cambiato il tempo che hai condiviso con i bambini in questi anni di libri, spettacoli e laboratori? Qual è la cosa più preziosa che hai imparato dai bambini?

 

La propensione a mantenere vivo il senso della meraviglia.