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Scuola, agricoltura e futuro
Il modello degli istituti agrari raccontato da Patrizia Marini
In un momento storico in cui la formazione tecnica e professionale è chiamata a rispondere alle profonde trasformazioni del mondo del lavoro, il sistema degli istituti agrari italiani si conferma un presidio strategico per lo sviluppo del Paese. Ne parliamo con Patrizia Marini, presidente della Rete nazionale degli Istituti Agrari, una realtà nata nel 2011 che riunisce oltre trecento scuole tra tecnici e professionali, presenti in tutte le regioni italiane e frequentate da più di sessantamila studenti. Una rete capillare che costituisce un vero e proprio ecosistema formativo, unico nel panorama dell’istruzione italiana, grazie alla presenza delle aziende agrarie scolastiche, autentici laboratori a cielo aperto dove la teoria si intreccia quotidianamente con la pratica.La scuola non è solo luogo di istruzione, ma vero e proprio laboratorio di competenze, grazie alle aziende agrarie interne agli istituti, all’integrazione con il territorio e al dialogo costante con il sistema produttivo.
Nel corso dell’intervista, Patrizia Marini approfondisce il significato e le potenzialità del nuovo percorso formativo 4+2, recentemente introdotto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un modello che nasce dall’esigenza di rafforzare le competenze degli studenti, allineandole ai framework europei (DigComp, GreenComp, EduComp) e, soprattutto, alle richieste concrete del mondo produttivo. Il 4+2 rappresenta una svolta culturale e didattica: dopo quattro anni gli studenti conseguono un diploma pienamente spendibile nel mondo del lavoro, con la possibilità di proseguire negli ITS Academy o all’università, in un sistema finalmente flessibile, orientato e coerente con i territori.
Grande attenzione viene dedicata al valore della cultura agronomica italiana, intesa non solo come sapere tecnico, ma come patrimonio identitario che affonda le sue radici nella storia, nelle tradizioni e nelle produzioni locali. La cucina italiana, riconosciuta come bene immateriale UNESCO, nasce proprio da questa cultura profonda, che gli istituti agrari contribuiscono a preservare e innovare, formando tecnici capaci di governare l’intera filiera: dalla terra alla trasformazione, fino alla commercializzazione.
L’intervista mette in luce con chiarezza anche il fabbisogno crescente di figure tecniche specializzate: dalle produzioni casearie e vitivinicole – eccellenze riconosciute a livello mondiale – fino all’agricoltura 4.0, alla digitalizzazione, alla robotica, all’uso dei dati e delle tecnologie avanzate. Settori strategici nei quali la mancanza di personale qualificato rappresenta oggi una criticità concreta, ma anche una grande opportunità occupazionale per i giovani.
Un ulteriore punto di forza è il progetto Made in MIM, che valorizza le produzioni realizzate dagli istituti agrari italiani: vini, oli, formaggi, paste, conserve, frutto di competenze certificate e di un lavoro didattico altamente qualificato. Un progetto che non si limita alla produzione, ma coinvolge anche aspetti di marketing, e-commerce, merchandising e business planning, offrendo agli studenti una visione completa e moderna dell’impresa agraria multifunzionale.Dalla valorizzazione della cultura agronomica e del Made in Italy, riconosciuto nel mondo anche attraverso l’eccellenza enogastronomica, fino alle sfide dell’agricoltura, della digitalizzazione, della robotica e dell’internazionalizzazione, l’intervista offre uno sguardo approfondito su un settore in continua evoluzione.
Infine, l’intervista evidenzia l’importanza dell’internazionalizzazione, dei PCTO in Italia e all’estero, delle collaborazioni con imprese, ITS Academy e campus formativi, in un dialogo costante tra scuola e mondo del lavoro. Un modello educativo dinamico, innovativo e inclusivo, che prepara i giovani ad affrontare un mercato globale senza perdere il legame con il territorio e con il Made in Italy.