Rai Scuola

Il tuo browser non supporta video HTML5

Dario Micacchi racconta Corot

L'occhio di Corot, 1975

In occasione della mostra antologica "Hommage à Corot" che si tenne a Parigi all'Orangerie des Tuileries nel 1975, per ricordare i cento anni della morte di Camille Corot (1796-1875), il critico d’arte Dario Micacchi (1928–1992), rilascia un’intervista sull’artista per il programma “Settimo giorno” (L'occhio di Corot, 1975). L’esposizione, punto di riferimento fondamentale per gli studi critici sull'artista francese e per la datazione delle sue opere, fece poi tappa a Villa Medici di Roma (Corot 1796-1875. Dipinti e disegni di collezioni francesi), arricchendo il catalogo di Corot con contributi specifici del panorama critico locale.

Corot è quello che, dopo le grandi conquiste realiste, oggettive e materiche di Courbet, porta all’evidenza massima, prima di Cézanne, le qualità di costruzione e positività
Dario Micacchi

Il critico evidenzia come la ricerca di Corot seppe imporsi, a distanza di anni, nelle opere di grandi artisti come Cézanne (Ernst Gombrich racconta Corot); Corot, infatti, sapeva circoscrivere la visione, filtrava un brano di natura nella sua immanenza e con metodo classico costruiva la sua composizione. Per questo motivo Corot amò intensamente l’Italia, afferma Micacchi, qui aveva la tradizione, scopriva la luce mediterranea e non solo, sottolinea il critico, scopriva anche sé stesso.


Camille Corot, Case vicino a Orléans, 1830, olio su tela, 38,6x28,6cm., Getty Center Museum, Los Angeles

Micacchi chiude l’intervista sottolineando la modernità di Corot, un innovatore capace di essere una guida delle ricerche artistiche di fine Ottocento, si pensi a Cézanne e del Novecento, con Picasso, Morandi e tanti altri.