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Hayez e l'icona del Bacio

Un amore passionale e risorgimentale

In questo video di Rai Cultura, Isabella Marelli (per molti anni curatrice presso la Pinacoteca di Brera) racconta “Il bacio” (1859) una delle tele più note di Francesco Hayez (1791-1882), oggi conservata alla Pinacoteca di Brera. È questa la prima versione di tre successive (1861 e 1867), dove l’artista modifica i colori e qualche dettaglio.

Il "Bacio" è un’opera icona del Romanticismo italiano, una tela realizzata in un contesto storico particolare, per cui Hayez volle lanciare un esplicito messaggio politico 

Nel 1859, quando Hayez realizzava il dipinto, la Seconda guerra d’Indipendenza apriva le porte all’imminente Unità d’Italia del 1861. Vittorio Emanuele II e l’alleato, l'imperatore francese Napoleone III, erano entrati trionfanti a Milano dopo la sconfitta dell’esercito austriaco.
Oltre ad essere una celebrazione dell'impetuoso ardore giovanile, “Il bacio” sublima magistralmente ideali come l'amore della patria e l'impegno politico militare, che con la pittura di Hayez assumono il tono di un sentimento privato.

Il giovane armato e dal volto celato rimanda al cospiratore mazziniano o al militante garibaldino

Le scelte cromatiche, inoltre, alludono simbolicamente ai recenti patti italo-francesi finalizzati a restituire all’Italia i territori occupati dagli austriaci.
Per lui, Hayez usa il rosso per la calzamaglia e il verde del risvolto del mantello, per lei, l’azzurro dell'abito e il bianco dei rabbocchi. I quattro colori richiamano le rispettive bandiere delle due nazioni che avevano combattuto unite per l’indipendenza. 
Il titolo completo dell’opera, "Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del XIV secolo", dichiara la volontà di Hayez di allestire una scenografia teatrale di ispirazione Medievale per i due protagonisti, rappresentati in quello che sembra essere il pianerottolo delle scale di un castello dalle massicce pietre squadrate. 
Da circa trent’anni, con il suo “Pietro Rossi” di ambientazione medioevale (Francesco Hayez: la Storia, i protagonisti e le donne), Hayez era stato acclamato caposcuola del Romanticismo italiano grazie alla sua “pittura di storia”, con la quale dava immagine allo spirito risorgimentale al pari di poeti e letterati come Alessandro Manzoni, o di musicisti come Giuseppe Verdi (Hayez: l’amore romantico per la giovane Italia). 
L’artista romantico, quindi, recuperava lo spirito più antico della nascente civiltà italiana quella di Dante, Ariosto e dell’epopea cavalleresca (I Nazareni a Roma), un mondo amato, studiato e immaginato per essere ricostruito nelle sue tele storiche fin nei minimi dettagli. Fu proprio nel Medioevo, quando iniziava il giogo plurisecolare della dominazione straniera che andava maturando il senso di appartenenza e identità della nazione. Sempre nel Medioevo, l’artista aveva ambientato, già nei primi anni Venti dell’Ottocento, una delle sue tele più note riproposta poi a distanza di anni per ben due volte: si tratta dei “Vespri siciliani”, un episodio di riscossa popolare del 1282. 
"Il bacio" era stato commissionato ad Hayez da Alfonso Maria Visconti di Saliceto. Subito presentato a Brera, nel 1859, andò ad ornare la lussuosa dimora del conte per più di venticinque anni; solo nel 1886, un anno prima della sua morte, Visconti lo destinava per legato alla Pinacoteca di Brera.

FOTO DI COPERTINA
Francesco Hayez, dettaglio Il bacio, 1959, olio su tela, 112x88 cm., Pinacoteca di Brera, Milano