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Gadamer: l`esperienza dell`amore e della morte

Gli uomini si trovano spesso a lottare contro un destino avverso che impone loro terribili limitazioni o privazioni, costringendoli ad accettarle esercitando una facoltà propria dello spirito, per riruscire a superarle. In questo senso Hegel sosteneva che le ferite dello spirito non lasciano mai piaghe e guariscono totalmente. E le ferite non sono solo lesioni - dice Hans Georg Gadamer (Marburgo, 11 febbraio 1900 – Heidelberg, 13 marzo 2002) in questa intervista dell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche - ma le limitazioni che il destino impone sono al tempo stesso anche una grande opportunità che la vita  ci offre e di cui noi possiamo farci carico, allo stesso modo in cui l’uomo attraverso il dono di sé dell’amore guadagna una dimensione di vita più autentica e più concreta. Quando siamo colpiti dalla freccia di Cupido tutte le cose si trasfigurano, non solo la persona amata alla quale ci doniamo completamente, ma l’intero mondo ci appare sotto una nuova luce e assume un aspetto differente. Un’esperienza di vita che testimonia e illustra il messaggio cristiano dell’amore, il mondo trasfigurato, risanato che noi riconosciamo come nostro, anche quando dobbiamo accettare la morte. Il cristianesimo tra le religioni ha dato la risposta più profonda a questo mistero, annunciando che possiamo portare il fardello che la natura ci ha imposto fino all’agonia, aggrappandosi a quell’impetuosa e demonica volontà di vivere, che ebbe anche Gesù quando accettò di morire sulla croce.
 

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