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I cambiamenti nell`occupazione femminile dagli anni `90

Dopo la recessione dei primi anni novanta, l’occupazione femminile, ha cominciato a crescere ininterrottamente dal ’95 fino al 2008 e la crescita è stata molto cospicua: più di un milione di donne, anche se il trend positivo riguarda quasi esclusivamente il centro-nord e in misura assai minore il sud. 
Poi però arriva lo stop, come sottolinea Linda laura sabbadini dell'Istat: dal 2008 al 2010 l’occupazione femminile è diminuita di 103mila unità (-1,1%), mentre il 2011 segna un ulteriore peggioramento della situazione delle giovani, con 45mila occupate in meno nei primi tre trimestri dell’anno. Il tasso di occupazione femminile resta al penultimo posto in Europa: al 46,1% nel 2010, appena sopra Malta. Un dato particolarmente desolante se scorporato su base territoriale: nel sud d’Italia il tasso di occupazione scende al 30,5% rispetto al 56,1% del nord, ed è più grave per le donne con bassi livelli di istruzione, che sono occupate nella misura di un 28,3%.
Le donne sono state impiegate in tutti i tipi di professione, è cresciuto anche il percorso di carriera, ed è diminuita anche la differenza di genere con gli uomini. Con la crisi tale crescita si è fermata e cioè le differenze di genere sono ulteriormente diminuite, ma non  perché le donne siano cresciute, ma perché moltissimi uomini hanno perso posti di lavoro, quasi un milione. Le donne hanno mantenuto le loro posizioni e il loro tasso di occupazione è leggermente aumentato nella seconda crisi, ma nello stesso tempo hanno avuto un peggioramento della qualità del lavoro a causa della crescita del part-time involontario, della sovraistruzione, delle professioni non qualificate e anche perché è aumentata la segregazione nel mercato del lavoro: più donne lavorano in settori tradizionalmente femminili. 
Questo non vuol dire che le donne non abbiano comunque sperimentato nuove professioni, anche di elevato livello, entrando con più forza nei luoghi decisionali, sia economici che politici, però il momento della crisi è stato duro, perché ha in qualche modo rallentato quella che è stata la crescita che, ininterrottamente dal ’95 al 2008 c’era stata. 

 

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