Omaggio a Trilussa. Proietti ne "La ninna nanna"

Omaggio a Trilussa. Proietti ne "La ninna nanna"

A 150 anni dalla nascita

Omaggio a Trilussa. Proietti ne "La ninna nanna"
Il 26 ottobre del 1871 nasce a Roma Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, in arte Trilussa. In omaggio al grande poeta romanesco, l'attore Gigi Proietti si esibisce in uno dei suoi più noti cavalli di battaglia, la Ninna Nanna di Trilussa. 

Padre cameriere e madre sarta, Carlo Alberto all'età di 16 anni presenta al direttore della rivista Rugantino, Giggi Zanazzo, un suo componimento chiedendone la pubblicazione. Il sonetto, di ispirazione belliana, intitolato L'invenzione della stampa, è una critica ironica ma durissima alla stampa contemporanea:

Cusì successe, caro patron Rocco,
Che quanno annavi ne le libbrerie
Te portavi via n' libbro c'un baijocco.

Mentre mo ce so' tante porcherie
De libri e de giornali che pe n' sordo
Dicono un frego de minchionerie.

Non solo Zanazzo accetta di pubblicare il sonetto, che apparve nell'edizione del 30 ottobre 1887 firmato in calce con lo pseudonimo Trilussa, ma da quel momento inizia con il giornale un'assidua collaborazione, che porterà il giovane Trilussa a pubblicare, tra il 1887 e il 1889, cinquanta poesie e quarantuno prose. Famosi anche i 30 madrigali che il poeta dedica alle fanciulle più belle di Roma, che lui chiama Stelle che danno al periodico Rugantino grande popolarità. Trilussa ne selezionerà 20 per riunirle in quella che sarà la sua prima raccolta di poesie, Stelle de Roma. Versi romaneschi, pubblicata nel 1889 da Cerroni e Solaro. Con l'ditore Perino pubblicò, nel 1890, l'almanacco Er Mago de Bborgo. Lunario pe' 'r 1890, una ripresa dell'omonimo almanacco ideato nel 1859 dal poeta romanesco Adone Finardi, realizzato in collaborazione con Francesco Sabatin e il disegnatore Adriano Minardi, in arte Silhouette. Trilussa scrive per l'almanacco un sonetto per ogni mese dell'anno, con in aggiunta un componimento di chiusura e alcune prose in romanesco.

Nel frattempo collabora con vari periodici, pubblicando poesie e prose su Il Ficcanaso, Il Cicerone e La Frusta. Ma la collaborazione più importante arriva nel 1891, quando inizia a scrivere per il Don Chisciotte della Mancia, un quotidiano nazionale, alternando articoli satirici sul governo Crispi a spassose cronache cittadine. Nel 1893 il quotidiano cambia nome diventando Il Don Chisciotte di Roma, e Trilussa, a ventidue anni, entra a pieno titolo nella redazione del giornale.

Quaranta sonetti romaneschi, la sua seconda raccolta di poesie, a dispetto del nome contiene quarantuno sonetti, selezionati prevalentemente dalle recenti pubblicazioni su Il Don Chisciotte di Roma e in parte dalle poesie più datate pubblicate sul Rugantino. Il 1894, segna l'inizio della collaborazione di Trilussa con l'editore romano Voghera, rapporto che durerà venticinque anni. Sul giornale di Voghera nasce, tra il 1885 e il 1899 il Trilussa narratore di favole, prima fra tutte La Cicala e la Formica.

Una Cicala che pijava er fresco
All'ombra der grispigno e de l'ortica
Pe' dà' la cojonella a 'na Formica
Canto 'sto ritornello romanesco:
-Fiore de pane,
lo me la godo, canto e sto benone,
E invece tu fatichi come un cane.
Eh! da quì ar bervedè' ce corre poco:
- Rispose la Formica-
Non t'hai da crede' mica
Ch'er sole scotti sempre come er foco!
Ammomenti verrà la tramontana:
Commare, stacce attenta...

Nel 1898, stampata col titolo Altri sonetti. Preceduti da una lettera di Isacco di David Spizzichino, strozzino, vede la luce la terza raccolta del poeta. Il titolo ha origine da un episodio reale: Trilussa, in difficoltà economiche, chiede un prestito a Isacco di David Spizzichino, un usuraio, garantendogli di restituirli dopo la pubblicazione del suo successivo libro. Ma il libro tarda ad essere pubblicato, e Isacco manda una lettera perentoria al poeta. Trilussa riporta la vicenda con la sua consueta ironia, inserendo anche la lettera di Spizzichino nel libro, a mo' di prefazione.

Sulla scia del successo letterario, Trilussa comincia a frequentare i salotti dell'aristocrazia romana - oltre ai circoli e ai caffé chantant - nel ruolo di dicitore delle sue opere e di commentatore del fatto del giorno. Durante il Ventennio evita di prendere la tessera del Partito fascista, ma preferì sempre definirsi un "non fascista" piuttosto che un antifascista. Pur facendo satira politica, i suoi rapporti con il regime furono sempre sereni e improntati a reciproco rispetto. Nel 1922 la Arnoldo Mondadori Editore inizia la pubblicazione di tutte le raccolte. Sempre nel 1922 lo scrittore entra nell'Accademia dell'Arcadia con lo pseudonimo di Tibrindo Plateo, che fu anche quello del Belli. Il presidente della Repubblica Einaudi lo nomina Cavaliere del lavoro nel 1950, il 1° dicembre, a 20 giorni dalla sua scomparsa. Infatti Trilussa muore il 21 dicembre, lo stesso giorno di Giuseppe Gioachino Belli, altro poeta romanesco, e di Giovanni Boccaccio. La raccolta Tutte le poesie uscì postuma, nel 1951, a cura di Pietro Pancrazi, e con disegni dell'autore.

Per approfondire:

Trilussa, storia d'amore e di poesia (Miniserie)

Trilussa e Belli, poeti romani
1950. Muore Trilussa