Carmela Palumbo: l'esame di Stato 2026

Nuovi criteri di valutazione per la prova di maturità

Nel solco delle trasformazioni che interessano il sistema educativo italiano, a partire da giugno 2026 l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo assume una nuova fisionomia, tornando significativamente alla denominazione di “esame di maturità”. Una scelta tutt’altro che formale, che riflette un ripensamento profondo della funzione valutativa di questo passaggio cruciale, orientato a cogliere in maniera più compiuta la crescita personale, culturale e civica degli studenti.

A illustrare nel dettaglio le novità e i criteri ispiratori di questa riforma è Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema formativo di istruzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che in questa intervista offre una lettura approfondita delle finalità e delle implicazioni del nuovo esame di maturità.

La riforma dell'Esame di maturità introduce un modello che non si limita a verificare conoscenze specifiche di ogni indirizzo di studio, ma valorizza il percorso personale, le competenze digitali e l'orientamento verso il futuro universitario o professionale dello studente.

Le innovazioni introdotte mirano infatti a superare una visione meramente nozionistica della verifica finale, valorizzando il percorso complessivo di formazione e l’identità dello studente nella sua interezza. In questo quadro si inserisce la ristrutturazione del colloquio orale, fulcro della nuova impostazione, che si apre ora a una dimensione più riflessiva e consapevole, a partire dall’analisi del curriculum dello studente e delle esperienze, anche extrascolastiche, che ne hanno segnato il cammino.

La riforma dell'esame di Stato 2026, definita dal decreto-legge 127/2025, prevede anche una nuova composizione per le commissioni che saranno composte da cinque membri: un presidente esterno, due membri esterni e due interni. Introduce, inoltre, una formazione specifica per i commissari.