Attila, il flagello di Dio

Attila, il flagello di Dio

Il re degli Unni muore nel 453 d.C.

Attila, il flagello di Dio
Passato alla storia con il soprannome di "flagello di Dio", Attila nasce nel 406 d.C. in Asia centrale. Appartiene ad una popolazione nomade, gli Unni, proveniente dai territori dell'attuale Cina, che nei secoli si era spinta fino alle pianure del Danubio, razziando e saccheggiando le popolazioni che incontrava sul suo cammino. Suo zio, il re Ruga, con cui era cresciuto e dal quale aveva ricevuto un'educazione da guerriero, aveva stretto un patto con l'Impero romano d'occidente che lo impegnava, in cambio di tributi, a tenersi lontano dai confini dell'impero. 

I patti prevedevano anche che Attila venisse, in uno scambio di ostaggi, inviato a Ravenna, la capitale. Qui apprende gli usi e i costumi dei romani, in una società ormai in piena decadenza e in preda alla corruzione. Il giovane barbaro infatti comincia ben presto a disprezzarla non riuscendo a trovarvi nemmeno un pallido ricordo dei fasti e della grandezza del passato. Tornato in patria comincia a prendere parte ai saccheggi e alle invasioni intraprese dallo zio. Quando questi muore, la corona passa al fratello di Attila, Bleda che, feroce e ambizioso, prosegue la politica predatoria del suo predecessore. 

La storia racconta che Bleda muore proprio per mano di Attila, che, stanco di agire ai suoi ordini, decide che è arrivato il suo turno di governare. Diventato re, prende di mira i territori dell'Impero romano d'oriente. E' qui che nasce la sua fama di "flagello": conquista, mette a ferro e fuoco le città, uccide senza pietà i suoi nemici. Nel 450 muore l'imperatore d'Oriente Teodosio II, lasciando sguarnito e senza difese il debole Impero d'Occidente di Valentiniano III. Per fermare le razzie degli Unni, Valentiniano propone ad Attila il matrimonio con sua sorella Onoria ma l'offerta dà all'unno l'occasione per rivendicare, insieme alla mano di Onoria, anche i possedimenti imperiali. Al netto rifiuto dell'imperatore, nel 451 le orde barbariche si spostano in Francia per prendersi con la forza quello che non erano riuscite ad ottenere con la politica. Qui si scontrano a più riprese con l'esercito imperiale, guidato dal nobile romano Ezio che riesce a fermare le incursioni a Orlèans e a Châlons (Battaglia dei Campi Catalunici), cosa che spinge Attilla a cambiare obiettivo e a puntare direttamente sulla città che in passato era stato il cuore dell'Impero più potente della Terra: Roma.

Nel 452 l'esercito di Attila passa il confine dell'Italia settentrionale, spingendosi fino ad Aquileia (attuale Friuli Venezia Giulia) e la mette sotto assedio. La città resiste agli attacchi fino a convincere il re unno ad abbandonare. La leggenda narra che proprio mentre Attila stava per ordinare il ritiro, una cicogna bianca volò a picco sulle mura della fortificazione in cerca di un nido. Il presagio, letto come un segnale di incoraggiamento, fa cambiare i piani: l'ultimo attacco sferrato dalla cavalleria unna finalmente è un successo. In seguito di arrendono anche Milano e Padova (da cui sfollano le popolazioni che poi avrebbero fondato la città di Venezia). Valentiniano, aspettandosi l'arrivo di Attila a Ravenna, decide di fuggire a Roma. 

Sulle rive del fiume Mincio però gli Unni si trovano di fronte una delegazione guidata da Papa Leone I che riesce a convincere Attila, non si sa con quali argomentazioni, a tornare sui suoi passi. L'impero è salvo.

Attila muore nel suo letto il 16 marzo del 453 d.C. e la sua scomparsa porta alla dissoluzione del regno.