Marco Valsecchi racconta Corot

L'occhio di Corot, 1975

In occasione della mostra antologica "Hommage à Corot" che si tenne a Parigi all'Orangerie des Tuileries nel 1975, per ricordare i cento anni della morte di Camille Corot (1796-1875), il critico d’arte Marco Valsecchi (1913–1980), autore di libri sui paesaggisti ottocenteschi, rilascia un’intervista sull’artista per il programma “Settimo giorno” (L'occhio di Corot, 1975). L’esposizione, punto di riferimento fondamentale per gli studi critici sull'artista francese e per la datazione delle sue opere, fece poi tappa a Villa Medici di Roma (Corot 1796-1875. Dipinti e disegni di collezioni francesi), arricchendo il catalogo di Corot con contributi specifici del panorama critico locale.

Corot ha il merito di aver inventato sé stesso, oltre che avere inventato il paesaggio moderno”
Marco Valsecchi

Valsecchi introduce l’intervista ricordando i molti artisti francesi, da Nicolas Poussin a Hubert Robert, che giunti a Roma tra Sei e Settecento avevano dipinto il paesaggio mediterraneo cogliendone l’aspetto “eroico” e di rovine monumentali. Come i tanti pittori in Gran Tour, Corot arriva a Roma nel 1825, ma “in privato”, senza nessuna accademia alle spalle, a differenza di Ingres che soggiornava a Villa Medici.
Corot venne attratto dalla realtà quotidiana, dipingeva la campagna romana senza rovine o monumenti, cogliendo in lontananza le cupole della città; poi si spinse a Narni per restituire un bozzetto della veduta del ponte rotto, che un anno dopo rifiniva in studio. 

Camille Corot, Ponte d'Augusto a Narni, 1826, olio su carta e su tela, 34x48cm., Museo del Louvre, Parigi

A un secolo di distanza, nel 1925, ricorda Valsecchi, gli artisti italiani Giorgio Morandi e Filippo de Pisis dedicarono un omaggio ideale e visivo a questo iconico paesaggio fluviale umbro dipinto da Corot.

C’è anche Delacroix a fare la pittura romantica, ma lui si interessava ai conflitti umani della storia e della mitologia, Corot invece si interessava alle luci, ai tramonti, quello che poteva essere il patetico della natura”
Marco Valsecchi

Corot guardava la natura con grande umiltà di sentimenti, lasciando “traboccare le passioni del cuore” ed è proprio questa la grande novità che porta nella pittura europea, afferma in chiusura Valsecchi.