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Carlo Goldoni

“Nacque in una Repubblica che stava per morire, Venezia, e andò a morire in una Repubblica che stava per nascere, la Francia”. Parole con cui Giorgio Strehler sintetizzava la vita di un grande del teatro italiano, autore di circa centocinquanta commedie: Carlo Goldoni. Una vita in bilico tra tradizione e innovazione.

Un racconto scandito da tre date fondamentali della vita di un uomo che aveva definito la propria vita null’altro che una commedia: il 1748, quando Goldoni lascia la professione di avvocato a Venezia, per dedicarsi al teatro; il 1750, quando viene messo in scena “Il Teatro Comico”, il suo manifesto artistico; e il 1762, quando firma il contratto con la Commedie Italienne e si trasferisce in Francia, dove resta fino alla morte, nel 1793.

È un viaggio alla scoperta di una vocazione irrefrenabile che porterà Goldoni a rinnovare profondamente la commedia, le sue vecchie maschere e i copioni inverosimili, un teatro in cui irrompe Venezia e la rappresentazione della quotidianità, espressa dal dialetto e dalla rappresentazione del conflitto tra aristocrazia e borghesia.

Ma anche da una nuova considerazione del ruolo della donna. Eppure, a poco a poco, il rapporto con Venezia e la sua classe dirigente si incrina e Goldoni parte per la Francia. Dovevano essere solo due anni, diventeranno oltre trenta. Con un epilogo che non sarà un lieto fine.

Carlo Goldoni
con Lucio Villari
di Roberto Fagiolo

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