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R.A.M. 5 puntata

RAM di Alessandra Bisegna, Andrea Branchi, Massimo Gamba, Giuseppe Giannotti e Davide Savelli.

Continua il viaggio di R.A.M il nuovo Magazine di Rai Storia sul Novecento. Le Ricerche inedite di storici italiani, gli Archivi pubblici e privati del nostro paese, la Memoria attraverso ricordi e testimonianze. RAM è aperto alle segnalazione degli abbonati, pronto a raccontare le storie, gli archivi privati, le testimonianze, che quotidianamente arrivano alla mail storia@rai.it e al portale di Rai Storia www.raistoria.rai.it Raccontiamo assieme la storia del Novecento su un canale del Ventunesimo secolo: Rai Storia, la storia di noi tutti.

RICERCA - La lista di Shindler: l’aereo nel lago
Harry Shindler è un veterano inglese di 91 anni, vive a Porto d'Ascoli, nelle Marche meridionali. Ha partecipato allo sbarco di Anzio, ed è rimasto in Italia. Da decenni sfrutta le sue conoscenze in Inghilterra, in quanto ex presidente dell'Italy Star Association e in Italia, in quanto profondo conoscitore dei movimenti resistenziali del centro Italia, per rintracciare militari alleati, partigiani o comuni cittadini che si sono distinti in interventi privati di cui i protagonisti italiani (o i loro familiari) cercano da anni una testimonianza diretta (per rispondere a un quesito, per chiarire un mistero, o semplicemente per esprimere la loro profonda riconoscenza).  Nel 2009-2010 Shindler ha scritto un libro insieme a Marco Patucchi (La mia guerra non è finita - Dalai Editore) in cui racconta alcune delle storie più interessanti. Tra queste, la storia del bombardiere B24 Liberator inabissatosi il 12 ottobre 1944 con il suo equipaggio australo-sudafricano, nelle acque del lago di Bolsena, davanti a Capodimonte. Tra gli scomparsi, probabilmente, il padre di Ann Millar Storm, Bob Millar, un militare scomparso durante una missione.  Bob Millar volava da Foggia alla Liguria per portare armi e aiuti ai militari italiani. Una notte, il tempo era brutto, partirono venti aerei, e ne tornarono 14. Di 5 di questi aerei, si ritrovarono i pezzi, negli anni successivi. Ma del volo KH158, quello dov’era Bob Millar, non si è mai saputo nulla. Gli aerei partivano dall'Italia, e dopo cinque ore e una serie di ostacoli mortali per strada, arrivavano a Varsavia e sganciavano gli aiuti per l'esercito clandestino del generale Komorowski, la cosiddetta Arma Krajova. Poi tornavano in Italia, a Celone, una base aerea pugliese. In sei settimane gli alleati fecero 186 missioni, e persero 31 aerei. Solo di uno, il volo KH 158 di Bob Millar, non si sapeva ancora nulla. Dov’è finito quell’aereo? Usando la deduzione e l'esperienza militare, Henry Shindler ha un'intuizione. Seguiamo Harry Shindler e Marco Patucchi nell’ appassionante ricerca.

Continuiamo il racconto della Storia d’Italia con le vignette satiriche della rivista il MARC’AURELIO. Una tiratura di 600.00 copie e lo scopo di fare giornalismo sottraendosi alla censura. Con Fellini, Scola, Zavattini, Steno, Marchesi, Metz, Age e Scarpelli, Pipolo, Guareschi, acquerelli, matite e inchiostro raccontano la storia d’Italia che in una manciata d’anni è cambiata e si è trasformata, è sopravvissuta al regime, poi a una guerra mondiale, e infine si è rimboccata le maniche per ricostruire. E’ Fabiana de Bellis, nipote di Vito de Bellis, fondatore del Marc’Aurelio, ad aver raccolto negli anni i documenti e i disegni originali e a raccontarci la storia attraverso una selezione delle più famose vignette. Nella puntata di oggi gli italiani “gli italiani negli anni ’50”. Come le vignette del Marc’Aurelio raccontano gli italiani del dopoguerra.

Per la rubrica TESTIMONI – Maddalena Cerasuolo. Il 27 settembre 1943, 2000 napoletani – militari, civili, donne - imbracciano le armi e costringono le truppe tedesche a lasciare la città. Tra loro c’è Maddalena Cerasuolo, una donna coraggiosa. Ram racconta la storia di Maddalena Cerasuolo, eroina della resistenza e simbolo delle Quattro Giornate di Napoli, attraverso la testimonianza dei figli. 

PROTAGONISTI DEL XX SECOLO – Incontro con il grande scrittore George Simenon. Nella sua casa di campagna l’inventore del Commissario Maigret parla di letteratura. Di scrittura e di come si costruisce un personaggio romanzesco.

LA PRIMA VOLTA CHE… rivediamo le immagini del volo nello spazio di Yuri Gagarin. E’ il 12 aprile 1961, quando alle 9:07 ora di Mosca, all'interno della navicella spaziali Vostok 1, Oriente 1, per la prima volta un uomo viene inviato nello spazio. Pronunciò la celebre espressione - pojechali , "andiamo!" e decollò. Yuri Gagarin compì un'intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un'altitudine massima di 302 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km/h.
Durante il volo, guardando dalla navicella ciò che nessuno aveva mai visto prima, comunicò alla base che “la Terra è blu“. Al suo ritorno, ad attenderlo, migliaia di russi. Gagarin, a soli 26 anni, dimostrò che l'uomo era in grado di conquistare lo spazio. Venne decorato da Nikita Khruščёv con l'Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica, diventando Eroe dell'Unione Sovietica. -

RESEARCH – Dalla collaborazione tra Rai Storia e la Sissco - la Società Italiana degli Storici Contemporaneisti – è nata l’iniziativa di un bando per la presentazione di Ricerche storiche inedite. Le ricerche ritenute più interessanti sono divenute materia per la realizzazione di documenti filmati che Rai Storia presenta in anteprima su Ram.
La Nave asilo Caracciolo - Il Museo del Mare di Napoli custodisce l’archivio Civita, che consente oggi di raccontare la vicenda della nave asilo Caracciolo. Dal 1913 al 1928 centinaia di bambini sono stati accolti su questa nave, i bambini dei quartieri poveri di Napoli, strappati alla strada, alla miseria, al degrado e spesso alla violenza. Tutto questo grazie a Giulia Civita Franceschi, chiamata "la Montessori del mare", che fece di questa nave asilo un modello educativo apprezzato e studiato in tutto il mondo. La Caracciolo non era un orfanotrofio, non era un riformatorio e non era regolata da disciplina militaresca. L’esperienza si chiude bruscamente nel 1928, quando il regime fascista ingloba la nave asilo nell’Opera Nazionale Balilla, spogliandola del suo spirito originario. Maria Antonietta Selvaggio è una ricercatrice di sociologia presso l'Università di Salerno. Ha ricevuto l'Archivio Civita da Gabriella Aubry, figlia di uno dei ragazzi della nave asilo Caracciolo, (che a sua volta lo aveva ereditato da Ornella Labriola, figlia di Arturo Labriola e morta nel 1991). Giulia Civita ha raccolto per quindici anni documenti, foto, scritti autografi suoi e dei ragazzi, articoli di giornali e tutto il materiale che oggi ci permette di ricostruire la vicenda degli "scugnizzi" - così venivano chiamati i bambini di strada a Napoli - che sono stati accolti in quella nave, attraccata al molo Beverello, e lì hanno trovato una famiglia, hanno imparato a leggere e scrivere e si sono formati. Nel 2009 ha donato l'Archivio Civita al Museo del Mare e insieme al suo direttore, Antonio Mussari, ha allestito una mostra, "Da scugnizzi a marinaretti", che racconta la storia della nave-asilo Caracciolo e dei ragazzi che l'hanno frequentata". L'avventura della Caracciolo si chiude nel 1928, dopo quindici anni. Il fascismo, ormai divenuto regime e penetrato in tutti i gangli della vita sociale, non vede di buon occhio l'autonomia con cui si è sempre svolta quell'esperienza. Così la nave asilo viene assorbita dall'Opera nazionale Balilla, cosa che ne decreta la soppressione.
 

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