Rembrandt: autoritratto di un artista

Un racconto di Philippe Daverio

Tratto da Passepartout (Rembrandt VS Rubens, 2015), nel filmato estratto, Philippe Daverio percorre i luoghi dell'Olanda dove è nato e cresciuto Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606–1669), meglio noto come Rembrandt.  
Rembrandt visse nella prima metà del Seicento circa, un'epoca etichettata dagli storici dell'arte come "Secolo d'Oro", in quanto l’Olanda iniziava a godere di una particolare prosperità. 

Infatti, malgrado la guerra contro il dominio spagnolo e la Chiesa di Roma, il paese di fede protestante che si era costituito nella "Repubblica delle Sette Provincie Unite", riusciva ad accrescere il suo commercio marittimo e ad avviare complessi lavori di ingegneria sul suolo per arginare le acque e strappare così terreni al mare 

Rispetto ad altri paesi europei ancora oppressi dalle monarchie feudali, nelle "Province Unite", avveniva di fatto la prima rivoluzione borghese europea, plasmata nella libertà e nel benessere individuale e collettivo. Il vigore economico e sociale, favoriva anche lo splendore intellettuale e artistico; libertà e tolleranza attiravano grandi pensatori europei, come Cartesio (1596-1650), che in Olanda poteva promuovere le sue idee grazie ad editori liberi da censura. 

Quale altro paese al mondo si può trovare dove tutte le comodità della vita e tutto quanto si può desiderare sia così facile ad avere come qui? Quale altro luogo dove si posa godere di una libertà così completa?
Cartesio

L'arte che per tutto il Cinquecento aveva subìto l’influenza del Manierismo di Anversa, solo ora acquistava una sua originale fisionomia e una singolare fioritura mai vista prima. In ogni parte del paese operavano migliaia di pittori, dovunque c’era vita attiva, circolavano idee ed erano vivi i sentimenti e lo spirito che avevano plasmato la nuova Olanda. 
I centri culturali si moltiplicano: Haarlem, Amsterdam, Utrech, L’Aia, Dordrech, dovunque gli artisti trovano terreno favorevole per soddisfare le richieste della ricca borghesia con un'elevata produzione di quadri di genere, quali nature morte, paesaggi, marine e ritratti, destinati ad abbellire le case. Questa borghesia colta e amante dell’arte, ritrovava nella pittura la propria sobrietà, la purezza delle sue case, degli utensili domestici, dell’abbigliamento decoroso di donne, uomini e bambini, delle feste municipali, fino all’audacia dei suoi marinai che solcavano i mari per i loro commerci.

Nella "Repubblica" del Nord, politicamente e culturalmente lontana dalla Roma di Bernini e Cortona, il Barocco, nasce e si sviluppa all'insegna dell'arte di Caravaggio

Come in Spagna con Diego Velázquez (1599-1660), anche in Olanda le radici della cultura caravaggesca erano state tramandate dai molti pittori che, in continui e prolungati soggiorni tra Roma e Napoli, avevano appreso e poi trasmesso la rivoluzione della luce. Attorno alle figure di Hendrick ter Brugghen (1588-1629), Gerrit van Honthorst (1592-1656) e Dirck van Baburen (1595-1624), negli anni Venti del Seicento, per circa un decennio, nasceva e operava al Nord la grande scuola dei "Caravaggisti di Utrecht", una prima generazione di pittori formati in Italia (Caravaggio e la sua "cerchia"). Tuttavia, sono considerati precursori di Rembrandt un gruppo di artisti dediti, prevalentemente, a soggetti storici, come Pieter Lastman (1583-1633) che, a Roma dal 1601 al 1606 circa, vicino al tedesco Adam Elsheimer (1578-1610), conobbe personalmente Caravaggio.


Pieter Lastman, Annunciazione, 1618, olio su tavola, 56x39cm., Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo 

Rembrandt Harmenszoon van Rijn, nato a Leida da una famiglia benestante, quarto di dieci figli, da giovane frequenta la scuola di latino e poi s'iscrive all'Università di Leida.
Dimostrando già un grande talento per la pittura, Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam proprio presso la  bottega di Lastman e dopo l'apprendistato, nel 1625, apre un suo studio a Leida, con l'amico pittore Jan Lievens (1607-1674), con il quale, condivide l'attività fino al 1631. 
L'influenza di Lastman su Rembrandt è molto evidente nei dipinti di dimensioni ridotte e ricchissimi di dettagli descrittivi, dedicati a temi storici, religiosi ed allegorici, già affiancati dai suoi autoritratti. 


Rembrandt, Autoritratto con capelli scompigliati, 1628, olio su tela, 22,6x18,7cm., Rijksmuseum, Amsterdam

In "Autoritratto con capelli scompigliati", eseguito a ventidue anni, l'artista evidenzia lo studio sulla luce radente: il viso del pittore infatti, in penombra, nasconde i lineamenti e conferisce un che di mistero. 
Il talento di Rembrandt, soprattutto nei ritratti, fu notato dal poeta e segretario del governo della "Repubblica", Constantijn Huygens, che gli procurò importanti commissioni alla corte reale dell'Aia, presso il principe Frederik Hendrik, acquirente di moltissimi dipinti dell'artista. Come scrisse Huygens:

Rembrandt aveva il "potere di arrivare al cuore delle cose che rappresentava e di farne emergere l'essenza"

Rembrandt infatti, approfondiva come nessun altro artista, la strada aperta da Caravaggio (1571-1610), quella sovrumana capacità di imprimere nella tela il più profondo nucleo morale degli esseri umani da lui dipinti. A partire da sé stesso, nelle trenta incisioni e nei circa quaranta olii oggi conosciuti, Rembrandt si auto ritrae dalla primissima giovinezza, fino alla morte, in un catalogo che non ha uguali nella storia dell'arte. 


Rembrandt, Autoritratto come San Paolo, 1661, olio su tela, 91×77cm., Rijksmuseum, Amsterdam

La lezione profonda di Caravaggio è confermata soprattutto negli autoritratti da vecchio, nei quali l'artista affronta un'introspezione quasi feroce nel mostrare la propria decadenza fisica, unita alla crescente consapevolezza morale e spirituale degli ultimi anni.  
In "Autoritratto come San Paolo", firmato e datato 1661, l’unico conosciuto ad oggi, dove l'artista si ritrae in veste biblica, la sua pittura di dettaglio lascia il posto alla “materia”, come tipico della sua ultima fase, caratterizzata da pennellate corpose che rendono l'immagine più viva e vibrante, qui evidenti sul turbante e sul viso.


Rembrandt, Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, 1633, olio su tela, 160x128cm., Isabella Stewart Gardner Museum, Boston; ubicazione oggi sconosciuta dopo il suo furto del 1990

Trasferito ad Amsterdam, nel 1632, Rembrandt andava ad abitare nella casa del mercante d'arte Hendrick van Uylenburgh, cugino della bella e futura moglie Saskia, proveniente anche lei da una benestante famiglia di avvocati e amministratori locali. 

In questi anni, Rembrandt dipinge scene drammatiche tratte dalla Bibbia e dalla mitologia, soggetti storici e religiosi di grande formato che diventano pretesti per mischiare i generi e creare nuove allegorie

È il caso di "Tempesta sul mare di Galilea", unico paesaggio marino di Rembrandt, nel quale la natura minacciosa fa da sfondo simbolico al miracolo di Gesù che calma le acque, come nel Vangelo di Marco. Il giovane pittore restituisce una scena dettagliata, le pennellate quasi levigate, i colori brillanti e le diverse espressioni delle figure, tra cui, un autoritratto dell'artista nell'unico marinaio che guarda l'osservatore. 
La grande tela, esempio di perfetta fusione tra allegoria religiosa e sperimentazione estetica, fu rubata nel 1990 dal museo di Boston e da allora, si sono perse le tracce.
La sensazionale immagine ha due punti focali: l’albero della nave, ossia la diagonale principale che determina lo sviluppo ascensionale della composizione, e la luce centrale che divide la scena. Da un lato il bagliore del lampo ad evidenziare i riflessi e i vapori delle onde, dall'altro, lo sfumare nel buio tra cielo e mare. Anche i personaggi rispondono a questo schema di opposti: i marinai nella luce, indaffarati a raddrizzare l’albero maestro e il gruppo di apostoli intorno a Gesù, tranquilli nella  penombra. 
Con questa "allegoria storica", Rembrandt dimostra un'inedita capacità di catturare l'attenzione dello spettatore, ricordando non solo agli uomini di mare che Gesù, spesso paragonato ad una barca che salva la sua Chiesa, risponde con la calma della Fede alle insidie della tempesta, del peccato e dei dubbi della vita.


Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulp, 1632, olio su tela, 169,5x216,5cm., Mauritshuis, L'Aia

Uno dei generi promossi dalla classe borghese olandese, fu il "ritratto di gruppo", che comportava una serie di vantaggi, dal sottolineare il servizio alla collettività svolto dalle professioni, al beneficio economico dei committenti che spesso potevano così dividere la spesa del quadro. 
Rembrandt, che individuava tra i suoi clienti proprio quella  borghesia desiderosa di tramandare ai posteri il ricordo, ha contribuito a cambiare "ritratto di gruppo" conferendo ai personaggi rappresentati maggior dinamismo, a partire dal loro allineamento mai frontale al piano del dipinto, ma disposti in profondità nello spazio, come gli allievi del dottor Nicolaes Tulp in "Lezione di anatomia".
Committente dell'opera, la Corporazione dei chirurghi di Amsterdam di cui Tulp, era titolare della cattedra di anatomia. 

Il dottore, intento a separare con delle pinze metalliche i fasci muscolari del cadavere di un detenuto giustiziato, domina la composizione con un abito nero molto elegante e un ampio cappello che indica il suo grado di importanza nella corporazione 

Negli studenti che lo circondano, Rembrandt dipinge diverse fisionomie e fa risaltare le espressioni dei visi incorniciati dalle ampie gorgiere bianche: chi appare estremamente interessato, chi ipnotizzato, chi disgustato, mentre i più zelanti osservano l’atlante di anatomia a destra del dipinto. Uno di loro, tiene in mano un libro dove son riportati i nomi dei presenti. 
Il fondo scuro del dipinto lascia intravvedere un arco, e l’illuminazione direzionale, come nei dipinti di Caravaggio, evidenzia i volti e il cadavere che costituisce la diagonale della composizione. 

Negli anni Quaranta del Seicento, lo stile di Rembrandt diventa meno esuberante e i toni più sobri riflettono di sicuro le tragedie personali che stava vivendo

Dopo la morte di tre figli piccoli, nel 1642, lo lasciava per tubercolosi anche la  moglie Saskia; solo il quarto figlio, Titus riusciva a sopravvivere e a raggiungere l'età adulta. 


Rembrandt, Saskia in veste di Flora, 1634, olio su tela, 124,7x100,4cm., Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

Saskia, non era stata solo un'ispiratrice del marito, e una moglie vicina nei momenti difficili, ma anche un grande modello che Rembrandt interpretò in diverse situazioni. A partire dai ritratti ufficiali dove appare elegantemente vestita, fino a "Saskia in veste di Flora", allegoria della primavera dipinta subito dopo il matrimonio.
Saskia, posta di profilo, con il dolce viso rivolto al marito che la ritrae, regge il bastone fiorito attributo della dea, mentre sostiene il drappeggio del vestito, come nel "Matrimonio di Giovanni Arnolfini" di Jan Van Eyck (1390-1441). Nella precisa definizione dei ricami del corpetto damascato, nella veste luccicante di seta verde e nei fiori che avvolgono il capo in una corona sgargiante di rossi, il pittore da un'ennesima prova di grande abilità e inventiva.


Rembrandt, La Ronda di notte, 1642, olio su tela, 359x438cm., Rijksmuseum, Amsterdam

"La ronda di notte", noto "ritratto di gruppo", fa parte di un ciclo di sei grandi tele commissionate a vari artisti di Amsterdam, per decorare la Sala della guardia del Municipio cittadino. Frans Banning Cocq, medico e sindaco a capo di una corporazione di archibugieri, chiamava Rembrandt per farsi ritrarre insieme ai suoi ufficiali, così da magnificare il proprio gruppo di militari. Nei sedici ritratti, tutti riconoscibili, spicca il capitano Cocq, immortalato in primo piano con il luogotenente Willem van Ruytenburgh, mentre ordina alla compagnia di avanzare. 

Iniziata nel 1640, "la Ronda" venne portata a termine nel 1642; Rembrandt, ricevette milleseicento fiorini, cento a testa per ogni effigiato

Nel Settecento, per essere adattata a un ristretto spazio espositivo, la tela fu mutilata di sessanta centimetri in altezza e di almeno un metro in larghezza, come si evince dalla copia di Gerrit Lundens (1622-1686), eseguita intorno al 1655 e conservata alla National Gallery di Londra.
Titolo originario dell'opera, "La compagnia del Capitano Frans Banning Cocq", rinominata "Ronda di notte" solo nel Settecento, sia per la sporcizia e l'ingiallimento della vernice che facevano somigliare la scena a un notturno, sia perché ad Amsterdam, gli archibugieri oramai decaduti del loro ruolo, venivano utilizzati per la vigilanza notturna (Quella "Ronda di notte" che non è una ronda e non è di notte).

La luce che inonda la compagnia di archibugieri mette in risalto i più disparati stati d'animo, mentre la mano di Banning Cocq, protesa in avanti, sembra fuoriuscire dal quadro per rivolgersi allo spettatore

Ancora una volta, Rembrandt propone un raduno dinamico in cui, la maggior parte dei partecipanti, tutti riconoscibili e disposti in ordine d'importanza gerarchica, sta brandendo armi, bandiere e tamburi in una scena alquanto rumorosa. Tra le molte simbologie presenti nel quadro, spicca nel mezzo una bambina, mascotte degli archibugieri, che in abito giallo simboleggia il colore della vittoria.


Rembrandt, Giovane donna al bagno in un ruscello, 1654, olio su tavola, 61,8x47cm., National Gallery, Londra

Nella "Giovane donna al bagno", forse Rembrandt ritrae la seconda moglie, Hendrikje Stoffels, una donna molto più giovane di lui che, nel 1654, gli diede una figlia. 

L’iconografia, potrebbe rimandare alla rappresentazione della ninfa Aretusa, mentre s'immerge nel fiume Alfeo per essere poi posseduta

Nel quadro c'è tutta la maturità artistica di Rembrandt, libero dal perfezionismo dei dettagli del primo periodo, ora gioca selvaggiamente con i contrasti cromatici delle terre, gli ocra, i riflessi dorati, il rosso sparso qua e là, il fondo bruno per evidenziare la candida veste della giovane. 

Come solo lui sapeva fare, l'artista alterna una varietà di pennellate, alcune massicce, con tocchi di pennello carichi di colore, altre finissime, leggere e sfumate

Perfetti i riflessi sull'acqua, l'increspatura all'altezza dei polpacci immersi nel ruscello, solenne la veste bianca descritta nelle pieghe con un grosso pennello, alternato da uno più sottile per macchiare di rosso l’atmosfera circostante. 
La mano sinistra è abbozzata e l’incavo dei seni palpitante, è leggermente ombreggiato sulla pelle marmorea e soda. Il viso della donna, non interamente illuminato, a parte la fronte, è rivolto verso l'acqua, la seconda protagonista del dipinto con la sua trasparenza, profondità e riflessi tra buio e luce, ombra e riverbero. 


Rembrandt, Ritratto di un vecchio ebreo, 1654, olio su tela, 109x85cm., Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

"Ritratto di un vecchio ebreo" fu dipinto en pendant con “Ritratto di vecchia”, nel 1654. Fin dagli anni Trenta del Seicento, l'artista viveva in una grande casa nel quartiere ebraico di Amsterdam e questi ritratti, sono spesso di vicini e conoscenti. 
Negli ultimi anni, Rembrandt orienta la sua ritrattistica verso rappresentazioni più interiorizzate e di intensa partecipazione; l'indagine psicologica dell’anziano, restituisce quel distacco malinconico che sicuramente iniziava a sovrastare l'artista. 

L'inquietudine, viene enfatizzata anche nella tecnica "veloce" e nell’uso di colori materici stesi densi e corposi

Rembrandt viveva al di sopra dei propri mezzi, comprava opere d'arte, riacquista ad un prezzo superiore i suoi stessi lavori, assieme alle tante stampe e agli oggetti rari collezionati e usati nei suoi dipinti. 
Il pittore arrivò alla bancarotta nel 1656; la maggior parte dei suoi dipinti e oggetti d'antiquariato furono messi all'asta e fu costretto a vendere la casa e il torchio da stampa, trasferendosi in un'abitazione più modesta. Nell’inventario dei beni, redatto dopo la sua morte, Rembrandt non possedeva nulla, tranne i suoi “vestiti di lana e tela e gli strumenti del suo lavoro”.

Dopo gli anni Sessanta del Seicento, era in corso un mutamento del gusto della borghesia olandese e quindi, un decrescere della stima del grande artista

Ai pittori si richiedeva non più schiettezza, semplicità e forza, ma sfarzo, eleganza e opulenza, come già i suoi allievi, dopo il 1660, cominciarono a fare, mescolando la lingua olandese, con quella italiane e francese. Lo stile realista, di cui Rembrandt aveva spinto i valori a stadi sublimi dell'intuizione, continuerà a vivere privo di linfa, in una "pittura di genere" considerata facile e "minore", come se la sua grande modernità fosse oramai storia lontana.
Rembrandt sopravvisse sia alla seconda moglie Hendrickje, morta di peste nel 1663, sia al figlio Titus, morto un anno prima di lui. 

APPROFONDIMENTO
Passepartout. Rembrandt vs Rubens