Franco Russoli racconta Corot

L'occhio di Corot, 1975

In occasione della mostra antologica "Hommage à Corot" che si tenne a Parigi all'Orangerie des Tuileries nel 1975, per ricordare i cento anni della morte di Camille Corot (1796-1875), lo scrittore e qui conduttore del programma Enzo Siciliano (Settimo giorno. L'occhio di Corot, 1975) intervista Franco Russoli (1923–1977), museologo, critico e storico dell'arte. L’esposizione, punto di riferimento fondamentale per gli studi critici sull'artista francese e per la datazione delle sue opere, fece poi tappa a Villa Medici di Roma (Corot 1796-1875. Dipinti e disegni di collezioni francesi), arricchendo il catalogo di Corot con contributi specifici del panorama critico locale.

Il giudizio dei contemporanei di Corot afferma Russoli, fu sempre positivo: dalla grande ammirazione che ebbe per lui Delacroix, fino a Baudelaire che lo definì il “maestro della pittura moderna”

Russoli spiega i due registri espressivi e tematici che caratterizzano la parabola dell’artista, quello dei quadri storici per il Salon e quello "privato" del paesaggio realizzato en plein air. Il “miracolo di Corot”, afferma, è stato di aver saputo infondere nella grande pittura di storia il dato dell’immediatezza meditato sul paesaggio, una naturalezza che lo contraddistingue come “il Poussin dal vero”, ossia un artista classico che ha saputo infondere nella sua pittura “la vita”. 
Inoltre, nei paesaggi lirici di Corot, quelli intrisi di ninfe e destinati ai Salon, c’è una derivazione storica fondamentale data dalla conoscenza e dallo studio dei paesaggisti olandesi, francesi e italiani del Seicento, autori del paesaggio classico che confluisce, nel Sette e Ottocento, anche nella pittura inglese.

Questa natura sognata e ricreata di Corot sarà oggetto di interesse anche per i pittori di Simbolisti di fine secolo, come Puvis de Chavannes
Franco Russoli 

Corot, inoltre ha avuto molti rapporti con i pittori italiani, ma non tanto nei suoi ripetuti viaggi nella penisola, quanto piuttosto quando questi andavano a Parigi. Rapporti personali li ha avuti con il pittore romano Nino Costa, a Parigi già nel 1962 (Nino Costa 1826-2026 Bicentenario di un artista) e autore di piccoli paesaggi “veri” e lirici, ma anche con i toscani Telemaco Signorini, Adriano Cecioni e Diego Martelli, i così detti futuri Macchiaioli che in Corot vedevano la libertà e la capacità di rompere i legami accademici in nuove composizioni. 

Camille Corot, Paesaggio italiano, 1835, olio su tela, 63,5×101.3cm, Paul Getty Museum, Los Angeles 

Questi, sottolinea Russoli, arrivavano a Corot anche attraverso i pittori francesi della “Scuola di Barbizon” che Corot frequenta ed influenza. Sicuramente, afferma Russoli, gli italiani vedevano le opere del maestro francese nello studio parigino, in “segreto”, dato che Corot iniziò ad esporre i suoi “paesaggi moderni” molto tardi.