L'eredità di Camille Corot
Un racconto di Angelo Capasso
Oggi considerato un grande interprete della pittura di paesaggio dell’Ottocento, in questa intervista il critico d’arte Angelo Capasso mette in rilievo la fortuna critica dell’artista, una fama che iniziò tardi, dopo i suoi cinquant’anni, ma che attrasse anche i suoi contemporanei, cosa non solita, estendendosi poi tra i maestri del Novecento.
Partendo dalla forma del paesaggio classico, Corot ha saputo evolvere l’immagine attraverso l’osservazione diretta del dato naturale; la sua pittura en plein-air, con la quale prendeva appunti da sviluppare poi in studio, anticipò l’Impressionismo e infatti, iniziò a questa pratica i suoi allievi diretti Camille Pissarro (1830–1903) e Berthe Morisot (1841–1895) e poi tramite il primo, Paul Cézanne (1839 –1906), futuri promotori della pittura moderna.

Camille Pissarro, Paesaggio da Pontoise, 1874, olio su tela, 65x51cm., Museo Nazionale, Stoccolma
Anche Claude Monet (1840-1926) dichiarava di avere come unico grande maestro “père Corot” e ciò, sicuramente, per l’uso della pittura en plein-air, ma la diversità tra i due è abissale perché il vecchio maestro, fa notare Capasso, usava ancora i toni scuri del nero in soluzioni diverse dalla tipica “resa retinica” della pittura impressionista.
Corot operava in un’ottica ancora tradizionale: oltre a rifinire il quadro in studio, nella gamma cromatica delle sue tele dominavano i marroni, il verde scuro tendente al grigio, i verdi argentei e i neri, tinte che gli impressionisti bandirono a favore delle ombre colorate.Infatti, Corot non fu mai un impressionista
Tuttavia, questa “velocità” di pennello è solo apparente perché, a ben guardare, si tratta di una libertà condizionata da un attento controllo del gesto pittorico e soprattutto della composizione.Solo dopo i cinquant’anni, con il successo e la maturità, i quadri di Corot diventano più intensi grazie a pennellate più veloci e dinamiche, come aveva notato il poeta Charles Baudelaire, suo grande sostenitore
Ma non è tutto. L’armonia e la compostezza compositiva di Corot furono fondamentali per spingere Pissarro e tramite lui Cézanne, a procedere verso una sintesi più “costruttiva” del dato reale. I due lavorarono fianco a fianco tra il 1872 e il 1874 a Pontoise e Auvers-sur-Oise, due località nella valle del fiume, compiendo un’esperienza che portò il più giovane Cézanne a maturare radicalmente lo stile, segnando il passaggio dal suo primo periodo "oscuro e romantico" alla maturità impressionista, fatta di luce, tocchi veloci di pittura e una sempre più accentuata solidità delle forme.Sia Pissarro, sia Morisot, furono indotti dal maestro a liberarsi dalle regole accademiche e concentrarsi sugli stimoli di luce e colore, colti en plein-air
Infatti, pur assorbendo l'Impressionismo, Cézanne mantenne una sua ricerca sulla struttura interna della tela basata su una geometria formale che mancava totalmente agli altri impressionisti. Opera emblematica da questo punto di vista è “La casa dell’impiccato” (1873, Musée d'Orsay, Parigi), dove domina la struttura forte di uno spazio costruito per masse e volumi, il colore steso a strati spessi, granulosi e compatti e la mancanza di una prospettiva tradizionale.Bisogna trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono, il tutto posto in prospettiva, in modo che ogni lato di un oggetto o di un piano si diriga verso un punto centrale”
Paul Cézanne

Paul Cézanne, La casa dell'impiccato, Auvers-Sur-Oise, 1873, olio su tela, 55x66cm., Museo d'Orsay, Parigi
Il pittore e scultore impressionista Edgar Degas (1834–1917), di Corot apprezzava le opere di figura, un altro capitolo molto fruttuoso del paesaggista, che occupa un posto di primo piano anche nel percorso di Berthe Morisot.
La figura e il ritratto celebrano la sfera più intima dell'arte di Corot e per certi versi, sono anche temi più moderni per il Novecento; e anche questo tipo di opere verranno nascoste per molto tempo nel privato del suo studio.
Jean-Baptiste-Camille Corot, La dama in blu, 1874, olio su tela, 80x50,5cm., Museo del Louvre, ParigiRitratti di famiglia, studi e variazioni su costumi della donna, italiana o greca, signore che leggono, che dipingono, fanciulle alla fontana, senza dimenticare i nudi spettacolari, le grandi figure distese che evocano Tiziano e ancora, le tele dedicate al suo atelier, tutte opere che testimoniano la grande diversità di temi su cui si muove la creazione di Corot.
Jean-Baptiste-Camille Corot, Marietta, o anche, L'Odalisca romana, 1843, olio su carta applicata su tela, 29,3x44,2cm., Petit Palais, ParigiPer la maggior parte ritratti che fece ai suoi cari, tra questi spiccano le modelle più famose dell’epoca, come Emma Dobigny (La dama in blu, 1874) che posava per Édouard Manet (1832–1883) e Degas, due giovani che, già negli anni Cinquanta dell’Ottocento, furono attratti dalle figure del maestro.
Alle figure femminili, da Corot magnificate in tele monumentali realizzate negli ultimi anni di vita, si aggiungono quelle maschili della serie di monaci che leggono e suonano, o di uomini in armatura.
Fu proprio l'osservazione delle immagini fotografiche che spinse Corot a ridurre la sua tavolozza pittorica, orientandosi verso tonalità monocromatiche, sfumature tenui, atmosfere rarefatte e un modo nuovo di comporre e di intendere la luce. Intorno al 1860, Corot posò personalmente nello studio parigino di Nadar, in scatti ravvicinati che sono diventati tra i ritratti storici più famosi del pittore.Negli anni Cinquanta, Corot inizia ad utilizzare anche la fotografia, per la quale mostra un profondo interesse stringendo rapporti con i pionieri dell'epoca
A partire da Picasso, anche lui attratto dalle figure di Corot, due furono i pittori italiani che omaggiarono il maestro ottocentesco con l’evocazione di una sua opera iconica quale “Il Ponte di Augusto a Narni" (1826): Filippo De Pisis (Il ponte di Narni. Omaggio a Corot, 1926) e Giorgio Morandi (Paesaggio, 1925) che, a circa un secolo del capolavoro di Corot, guardarono a quel paesaggio classico cogliendone, il primo la libertà espressiva di pennello, il secondo, i volumi essenziali e la geometria misurata della grande lezione pittorica e formale del maestro.In chiusura, Capasso accenna anche all’influsso di Corot nella pittura del Novecento
Angelo Capasso. Critico d’arte, docente di Storia e Metodologia della Critica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove è stato direttore artistico del progetto C.O.M.. Curatore e membro del comitato scientifico della Collezione Farnesina Design, (Ministero Esteri); direttore editoriale di Exibart; co-direttore della Fondazione Volume! (Roma); caporedattore di Cahiers d’Art International.
Autore di libri e saggi tra cui: “Naturans. Il paesaggio nell’arte contemporanea”, Skira, Milano (2018); “Nottefonda. Rituali del buio” (2000); “ABO. Le arti della critica” (2001); “AA. L’arte per l’arte” (2002); “Opere d’arte a parole”, (2007); “Satoshi Hirose. Viaggio” (2008); “L’orlo del vuoto. Vita arte e morte di Luigi Di Sarro” (2008); “Sadiesfaction. Seduzione, Economia, Arte” (2011); “Sortir Du Champ”, (2021); “Cosa dire. Manuale di Critica d’Arte” (2024).
Ha collaborato con RaiNews 24, Rai Sat Art, Rai Educational, Rai Cultura.
FOTO DI COPERTINA
Jean-Baptiste-Camille Corot, I giardini di Villa d'Este a Tivoli, 1843, olio su tela, 43,5x60cm., Museo del Louvre, Parigi