Genova. I palazzi dei Rolli nel "Secolo dei Genovesi"

Genova. I palazzi dei Rolli nel "Secolo dei Genovesi"

Palazzo Rosso e il Barocco

Genova. I palazzi dei Rolli nel "Secolo dei Genovesi"

Nei primi anni del Seicento, non s'era ancora interrotto il fiume d'oro e d'argento che dalle ricche miniere sudamericane passava attraverso la Spagna ed arrivava nelle casse dei banchieri genovesi 

Nel Cinquecento, con la riforma dello Stato di Andrea Doria (1528), nasceva a Genova una Repubblica aristocratica retta dal Doge, figura prevalentemente simbolica, scelta ogni due anni dalle grandi famiglie titolate. In questo modo, i nobili si alternavano al governo dello Stato senza permettere lo sviluppo di un potere centralizzato nelle mani di una ristretta oligarchia, come succedeva nei modelli monarchici europei o dogali veneziani.  
Grazie ad accordi diplomatici con l’Impero spagnolo, la città, gestita di fatto dei nobili, acquisiva stabilità politica e una smisurata ricchezza concentrata nelle mani di cittadini privati. A tanto splendore, corrispose una grande crescita culturale, protratta nel Seicento e oggi celebrata come il "Secolo dei Genovesi".
Tuttavia, a differenza di Torino (Torino. Dai Castellamonte a Guarini), lo sviluppo urbanistico di una Genova barocca fu fermato, già nel terzo decennio del secolo, con il sopraggiungere dell'instabilità politica e della crisi economica, a seguito dei fallimenti militari spagnoli che interruppero buona parte degli scambi mercantili, fino ad allora intercorsi, tra la Repubblica e la penisola Iberica. 
In compenso, la quantità di denaro accumulata dall'aristocrazia durante il Cinquecento, erano tali da confluire, principalmente, dentro gli stessi palazzi di quei banchieri e signori di gusto, capaci di promuovere giovani artisti, per lo più locali, in imprese decorative titaniche. Buona parte delle pareti e delle volte offerte ai pittori, erano state erette un secolo prima grazie a un bando comunale (1550), emanato per lottizzare lo spazio pubblico attorno alla “Strada nuova delli Palazzi”, ossia, l'odierna Via Garibaldi che, ancor oggi, concentra la maggior parte dei palazzi storici genovesi. Lungo la "Strada Nuova, creata ex novo, s'innalzavano grandiosi palazzi con all'interno chilometri quadrati di affreschi, collezioni pittoriche, gruppi scultorei, giardini porticati con ninfei, fin anche ricche biblioteche che gareggiavano con quelle delle corti d’Europa.
Dal 1576, questi palazzi privati vennero adibiti alla funzione pubblica dell’ “hospitaggio”, ossia divennero luoghi per accogliere le personalità straniere in visita di stato presso la Repubblica.

Nacquero così i Rolli, ossia le “liste” degli alloggiamenti pubblici, oltre cento siti tra i più importanti e prestigiosi della città, oggi riconosciuti Patrimonio UNESCO 

"L’ospitaggio", veniva svolto a turno dalle più importanti famiglie cittadine iscritte nelle liste compilate ufficialmente dalla Repubblica, e aggiornate fino al 1664, in almeno cinque occasioni. Gli alloggiamenti pubblici erano classificati in diverse categorie, definite sulla base del prestigio del palazzo: dalla qualità architettonica, alle collezioni di pittura e statuaria, fino alle decorazioni pittoriche ad affresco contenute. 
Da fine Cinquecento, Strada Nuova si trasformava in un vero e proprio laboratorio artistico di rappresentanza del potere, della ricchezza e del gusto dei proprietari dei suoi palazzi. 
Ancor oggi conservati nell’Archivio di Stato di Genova, i Rolli proiettarono la città nella dimensione internazionale (I Rolli di Genova). 

Il Barocco giunse a Genova con forza dirompente grazie alla presenza in città, per alcuni anni, del grande pittore fiammingo Rubens e successivamente, dell'allievo Van Dyck

Pieter Paul Rubens (1577–1640), rimase in Italia dal 1600 per circa otto anni, passando per Venezia, Mantova, Roma e, una prima volta nel 1604, Genova, dove si legò i amicizia ad alcune delle più importanti famiglie aristocratiche (Genova. Rubens nella Superba). Rubens ebbe un'importanza decisiva per lo sviluppo della pittura seicentesca genovese, e non fu da meno per il suo allievo Antoon van Dyck (1599–1641), giunto nel 1621, per unirsi alla fiorente colonia di artisti fiamminghi presenti in città. 
Rubens fu importate non solo per la pittura barocca, perché il fiammingo rimase folgorato anche dalla bellezza dei palazzi genovesi. Nel 1622 infatti, pubblicava ad Anversa “Palazzi di Genova”, testo edito per ben due volte. Nella prima edizione, completamente a sue spese, inseriva le piantine planimetriche e i disegni delle facciate di alcuni dei principali palazzi della città identificati dalle lettere dell’alfabeto, secondo una categoria architettonica così descritta nella prefazione: 

Sarà detto da noi Palazzo o casa privata, pur grande e bella ch’ella sia, quella che haverà la forma di un cubo solido col salone in mezzo, ò vero ripartito in apartamenti contigui senza luce fra mezzo, come sono la maggior parte tutti li Palazzi genovesi
Pieter Paul Rubens, 1622

L’eccezionalità dei Palazzi dei Rolli, certificata da Rubens nel suo trattato, favoriva lo sviluppo di un modello per le capitali europee del Seicento: i palazzi genovesi infatti, testimoniano una società capace di scelte architettoniche e pittoriche moderne, espressioni culturali della forza dimostrata in campo finanziario e politico. 


Andrea Ansaldo, Assunzione della Vergine, 1635-'38, Chiesa della Santissima Annunziata del Vastato, Genova

Lo sviluppo della pittura barocca genovese prende il via nei pennelli di artisti locali che, a inizio Seicento, oltre al fascino per Rubens, conoscono la rivoluzione pittorica di Caravaggio (1571-1610), filtrata dall'amico Orazio Gentileschi (1563-1639), ospite a Genova del banchiere e mecenate Antonio Sauli (1621-'23), e autore di una pala pubblica per la Basilica di San Siro (Orazio Gentileschi: L'annunciazione di un caravaggesco).
Dagli anni Trenta del Seicento, gli artisti genovesi elaborano un nuovo linguaggio che supera negli esiti la fredda tradizione manierista toscana e lombarda radicata in città. L'uso innovativo del colore alla veneziana, l'accentuazione del realismo caravaggesco romano, la nuova libertà compositiva e pittorica, emerge nei pennelli di artisti come, Andrea Ansaldo (1584-1638), autore della cupola del Vastato (Genova. Gemme sacre del Barocco). Con Ansaldo, Domenico Fiasella (1589-1669), Bernardo Strozzi (1581–1644), Valerio Castello (1624–1659), Filippo Parodi (1630–1702), Domenico Piola (1627–1703), e i rispettivi figli Domenico Parodi (1672–1742), e Paolo Gerolamo Piola (1666–1724) che, con Gregorio De Ferrari (1647–1726), anticipano il settecentesco Rococò.
Feconda anche la produzione della famiglia di origini ticinesi dei Carlone, i fratelli Giovanni (1584-1631) e Giovanni Battista (1603–1684), titolari di un'importante bottega pittorica dalla quale usciva il figlio del più giovane Battista, Andrea (1639-1697). Questi, fu aiutante del Baciccio (1639–1709) nella creazione del più vertiginoso soffitto Barocco romano, decorato con figure in prospettiva (Giovan Battista Gaulli e la chiesa del Gesù).

Nel 2006, l’UNESCO ha riconosciuto l’unicità di quarantadue palazzi di maggior interesse, da allora, "Patrimonio Mondiale dell’Umanità".
Oggi i palazzi sono utilizzati per le funzioni più disparate: in molti casi sono sedi di istituzioni locali o statali, in altri ospitano importanti musei mentre, la maggior parte, resta in mano ai privati. 


Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, Genova


Palazzo Rosso 
Palazzo Rosso, conosciuto per la sua collezione permanente, è una la più importante Pinacoteca di Genova con straordinari dipinti di Van Dyck, Guido Reni, Guercino e Bernardo Strozzi.

Al suo interno, Palazzo Rosso, custodisce decorazioni ad affresco tra le più rilevanti nel panorama artistico del Seicento Barocco e del primo Settecento Rococò

A differenza di quasi tutti gli altri edifici di Strada Nuova edificati nella seconda metà del Cinquecento, il palazzo venne fatto costruire, a partire dal 1671, dai fratelli Ridolfo e Gio Francesco Brignole Sale, su progetto dell’architetto Pietro Antonio Corradi (1613–1683), che costruì due piani nobili per distinguere gli appartamenti dei due. Alla morte di Ridolfo, nel 1683, Gio Francesco, unico proprietario, ordinava la maggior parte delle decorazioni ad affresco del secondo piano ad alcuni dei principali pittori attivi a Genova alla fine del Seicento.


Bozzetto della volta di Palazzo Rosso, Gregorio De Ferrari, Palazzo Rosso, Genova
 
Il primo intervento decorativo, realizzato tra il 1686 e il '92, da Gregorio De Ferrari, riguarda la grande volta del salone, con il Mito di Fetonte, forse uno tra gli affreschi più significativi della stagione del Barocco genovese, purtroppo distrutto dai bombardamenti nella Seconda Guerra Mondiale. Oggi rimane un bozzetto preparatorio, esposto nella sala, e nei muri le sole prospettive architettoniche opera dai fratelli "quadraturisti" bolognesi, Enrico (1640–1702) e Antonio Haffner (1654–1732).
Il percorso iconografico avviato nel salone trova compimento nelle quattro sale laterali di levante, dove De Ferrari inizia ad affrescare il tema delle "Quattro Stagioni", sviluppando così l’ambizioso messaggio di esaltazione dinastica dei Brignole Sale.


Volta della Sala della Primavera, Gregorio De Ferrari, Palazzo Rosso, Genova

Nella Sala della Primavera, De Ferrari dipinge "Amore che vince sulla Guerra" e al centro, "Venere che trionfa su Marte", dove Cupido, accende le fiaccole. Nella grande libertà compositiva, la scioltezza di pennello e il grandioso insieme di stucchi dorati che avvolgono le figure in movimento, l’artista raggiunge il livello più alto della sua carriera pittorica, come pure nel salotto contiguo dedicato all’Estate, con Cerere, dea dell’agricoltura, che lotta contro i Venti Invernali. Nei due salotti, spicca la grazia delle figure sospinte dal basso verso l’alto, come risucchiate dal cielo sereno.


Volta della Sala d'Autunno, Domenico Piola, Sebastiano Monchi e Antonio Haffner, 1688, Palazzo Rosso, Genova 

Lo stesso modello compositivo del De Ferrari, venne ripreso da Domenico Piola per gli altri due salotti dedicati all'Autunno e all'Inverno. Per l’Autunno, con la scena del "Trionfo di Bacco", Piola si avvalse delle prospettive di Sebastiano Monchi e delle quadrature del presbitero bolognese Antonio Haffner


Volta della Sala d'Inverno, Domenico Piola e Niccolò Codazzi, 1688, Palazzo Rosso, Genova 

Nella sala d’Inverno, la stessa struttura aperta culmina nel cielo nuvoloso, dove le figure dei freddi venti appaiono isolate al centro in un vortice che sale.
Per le finte architetture della Sala d’Inverno, Piola si serviva del quadraturista Niccolò Codazzi (1606–1670), lo stesso che aiutava, nel 1689, il figlio, anche lui pittore, Paolo Gerolamo (1666–1724), nella decorazione della Loggia delle Rovine.


Loggia delle Rovine, Paolo Gerolamo Piola e Nicolò Codazzi, 1689, Palazzo Rosso, Genova

L’ambiente, inizialmente pensato come galleria chiusa, presenta nei medaglioni centrali della volta, due scene dedicate al mito di Diana, protettrice della sovranità. Nel gioco prospettico di ampliamento dello spazio, tipicamente Barocco, spicca la città di Genova in rovina, per la quale si suppone che Codazzi abbia preso spunto dall'assalto delle truppe francesi del 1684, quando vennero rasi al suolo alcuni importanti monumenti cittadini. Il tema della distruzione presente nella galleria, fu pensato in contrapposizione alla "Vittoria del Carro Solare", affrescata nel salone centrale.


Allegoria della Vita Umana, Giovanni Andrea Carlone, Enrico e Antonio Haffner, 1691-'92, Palazzo Rosso, Genova 

A partire dal 1689, forse a causa di divergenze tra pittori e committente, la decorazione dei restanti ambienti di Palazzo Rosso fu affidata a un’altra equipe di artisti che intervennero nelle sale dell’ala a ponente. 
Sulla volta di una di queste stanze, Giovanni Andrea Carlone dipinse una grande allegoria sulla "Vita dell’Uomo", rappresentando, in successione prospettica nel cielo, le Tre Parche, il Tempo, la Giustizia Divina, l’Astrologia e la Sapienza, figure collocate sopra una finta architettura in quadratura, opera dei fratelli Haffner. 
In un'altra stanza, Carlone realizza l’Allegoria delle arti liberali impiegando il giovane Carlo Antonio Tavella (1668–1738), per le pareti laterali a tema paesaggistico. 
Le altre sale di quest’ala del palazzo, furono dipinte da Bartolomeo Guidobono (1654–1709), con affreschi mitologici oggi quasi totalmente perduti, come nel caso della "Fucina di Vulcano". 
Domenico Parodi, figlio dello scultore genovese Filippo, affrescò i locali intermedi del palazzo con scene di putti, un "Giudizio di Paride" e una "Allegoria del Sonno". 
Nel Settecento, dopo la morte di Gio Francesco Brignole Sale, la decorazione di Palazzo Rosso interessò nuovi ambienti affrescati da alcuni dei principali pittori del periodo, come il figlio di Gregorio, Lorenzo De Ferrari (1680–1744).
Lorenzo De Ferrari, eseguì le  "Allegorie del Valore e della Virtù romana" su una volta, dove finse una complessa decorazione in grisaille fra soggetti cari al Doge Gio Francesco II Brignole Sale, nuovo committente degli affreschi.
Un altro ambiente modificato nel corso del Settecento, fu l'alcova affrescata, in una prima versione nel 1691, da Giovanni Andrea Carlone, prima delle ridipinture di Jacopo Boni e del rifacimento della volta da parte di Andrea Leoncini
Sotto la proprietà di Gio Francesco II Brignole Sale, Palazzo Rosso subì importanti modifiche architettoniche per mano di Francesco Cantone, autore del colore della facciata che, ancor oggi, lo caratterizza. Inoltre, inseriva decorazioni di protomi leonini nelle architravi delle finestre, a richiamo dell'arma araldica della famiglia, il leone rampante sotto l'albero di prugne, da cui deriva il nome genovese Brignole. 
Nel 1874, dopo essere stato donato alla città dalla duchessa di Galliera, Maria Brignole Sale De Ferrari, Palazzo Rosso divenne museo e oggi, insieme al dirimpettaio Palazzo Bianco, è sede dei Musei Civici di Strada Nuova. 
Nella Pinacoteca di Palazzo Rosso, sono ancora conservati i due magnifici ritratti di Anton Giulio Brignole Sale e Paolina Adorno, genitori dei due primi proprietari del sito, realizzati dal grande van Dyck (Van Dick, il pittore delle corti).

I PALAZZI DEI ROLLI 
Palazzo Ayrolo Negrone
Affreschi barocchi di Giovanni Battista Carlone, Cornelis de Wael, Bartolomeo Guidobono
Palazzo Ottavio Imperiale, o Palazzo del Melograno 
Opere di Rubens e Orazio Gentileschi; sculture di Filippo Parodi; affreschi di Domenico Piola, Bartolomeo Guidobono Giacomo Antonio Boni
Palazzo Balbi Senarega
Sculture di Giovanni Battista Barberini; affreschi di Valerio Castello 
Palazzo Spinola Gambaro
Affreschi di Domenico Piola e quadrature di Paolo Brozzi 
Palazzo Sinibaldo Fieschi
Affreschi di Domenico Piola e Sebastiano Galeotti 

FOTO DI COPERTINA
Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, Genova