I Preraffaelliti. Edward Burne-Jones e William Morris
Una lunga parabola artistica
Nel 2024 è stata allestita ai Musei Civici San Domenico di Forlì la mostra “Preraffaelliti. Rinascimento moderno” (febbraio-giugno, 2024) diretta da Gianfranco Brunelli e curata da e Cristina Acidini, qui intervistati dalla conduttrice Sveva Sagramola, per la rubrica Rai “Geo”. A curare la mostra, anche gli storici dell’arte Elizabeth Prettejohn, Francesco Parisi e Peter Trippi, quest’ultimo intervenuto con Gianfranco Brunelli nel servizio realizzato da Rai Cultura (I Preraffaelliti. Una rivolta epocale).
La Confraternita Preraffaellita (Pre.Raphaelite Brotherhood), è nata nel settembre del 1848 grazie a tre giovanissimi artisti inglesi insofferenti del conformismo perbenista di epoca vittoriana: sono John Everett Millais (1829–1896), Dante Gabriel Rossetti (1828–1882) e William Holman Hunt (1827–1910).
La mostra, spiega Cristina Acidini, rappresenta qualcosa di inedito nel panorama espositivo dedicato ai Preraffaelliti perché, per la prima volta, vengono esposte opere del Tre-Quattro e Cinquecento italiano di grandi maestri, da Beato Angelico a Botticelli e da Giovanni Bellini a Michelangelo, che influenzarono la Confraternita inglese letteralmente innamorata di quella pittura antica così “vera” e genuina, interprete di valori morali ed espressivi.
Dante Gabriel Rossetti, leader gruppo e poi traghettatore nella seconda generazione di artisti, collezionava opere antiche e in particolare, in mostra è esposto il “Ritratto di Esmeralda Brandini” (1470-1475), un dipinto a tempera su tavola di Botticelli acquistato dal pittore nel 1865 per appena venti sterline. Nell’Ottocento, infatti, Botticelli era in gran parte dimenticato, prima di essere riscoperto, dopo oltre trecento anni, dai Preraffaelliti inglesi. Rossetti affermava di aver effettuato modifiche all’opera e in particolare, di aver ritoccato la chioma rossa della donna, una notizia che il Museo di Londra, dopo un’attenta analisi, ha oggi rigettato.
Nel 1857, disperso il gruppo iniziale, Rossetti stringe rapporti con lo scrittore e teorico William Morris (1834–1896) e il pittore Edward Burne-Jones (1833–1898), due studenti di Oxford imbevuti di fervido misticismo e “primitivismo” estetico, che avevano lasciato l’università senza laurearsi per aderire al movimento Preraffaellita. I due, sono i più colti del gruppo, hanno l’attitudine allo studio diligente, cosa che influenzerà il modo in cui guidarono il movimento nella fase successiva.
Dante Gabriel Rossetti, Paolo e Francesca da Rimini, 1855, acquerello su carta, 25,4×44,9cm., Tate Gallery, Londra
Fin dalla giovinezza, essendo nato da una famiglia italiana con un padre docente di letteratura, Dante Allighieri fu il poeta prediletto di Rossetti. L’artista ne fece un culto dedicando al vate innumerevoli opere, come “Paolo e Francesca da Rimini”, un acquerello tratto dal quinto canto dell'Inferno, destinato ad un trittico medievalizzante mai realizzato. La tragica storia d’amore dell’adulterio di Paolo e Francesca divenne un soggetto popolare tra gli artisti e gli scrittori vittoriani.
Dante Gabriel Rossetti, La Donna della Finestra, 1879, olio su tela, 100.7x74cm., Fogg Art Museum, Harvard University
In “La Donna della Finestra”, ritrae la modella Jane Morris, moglie dell’amico William Morris, con la quale ha una lunga e travagliata relazione. Ispirato alla “Vita Nuova” di Dante, qui il pittore s’identifica nel momento esatto descritto dal poeta, quello dello "sbandamento amoroso" per una donna alla finestra che vedendolo passare, gli provoca un profondo rimorso per il tradimento dall’amata Beatrice. La posa del modello femminile è ripresa dalle bellezze toscane del Quattrocento, ma è evidente anche il recupero della pittura cinquecentesca e in particolare quella veneziana di Tiziano e Veronese.
Le donne dipinte dai Preraffaelliti sono figure enigmatiche che hanno il volto di modelle, mogli e amanti, dal temperamento carismatico; moglie di Rossetti, l’inquieta e malinconica Elizabeth Siddal (1829–1862), lei stessa pittrice, che dopo una storia turbolenta muore molto giovane, diventando il simbolo di un tema centrale della poetica preraffaellita, il legame tra amore e morte: “Eros e Thanatos” (Lizzie e Dante Gabriel Rossetti: Eros e Thanatos).
“La bella Rosamunda” (1861, National Museum Cardiff, Galles), effigiata da Rossetti in “stile veneziano”, ha il volto di un’altra sua amante, Fanny Cornforth, qui nei panni di Rosamunda Clifford, la drammatica amante di Enrico II d'Inghilterra, nascosta dal re in un rifugio segreto a Woodstock Palace ma, braccata dalla regina, costretta a ritirarsi in monastero dove muore prima dei trent'anni.

Dante Gabriel Rossetti, La vedova romana, 1874, olio su tela, 104,8×93,3 cm., Museo de Arte de Ponce, Porto Rico
Altro esempio di “amore e morte”, “La vedova romana”; Rossetti usò per modella Alexa Wilding, una delle sue muse preferite e più ritratte, rispetto a Elizabeth Siddal e Jane Morris. Il centro della scena è occupato dalla giovane vedova seduta e appoggiata a un'urna cineraria romana, che pizzica le corde di due piccole lire, riprese dall’arte figurativa pompeiana. L’artista unisce il tema classico del lutto e dunque della morte, alla musica e alla tipica malinconia estetica ed emotiva del mondo preraffaellita per simboleggiare l'amore eterno e la fedeltà coniugale, ribadita dalla cintura nuziale avvolta attorno all'urna.
Entusiasta viaggiatore in Italia e visitatore di musei, Burne-Jones unisce le atmosfere medievali della prima generazione preraffaellita ai miti classici e a una raffinata eleganza formale di “revival botticelliano” e michelangiolesco.
Edward Burne-Jones, La testa funesta, 1885-87, olio su tela, 155x130cm., Southampton City Art Gallery, Southampton
Entusiasta viaggiatore e visitatore di musei italiani, Burne-Jones unisce le atmosfere medievali della prima generazione preraffaellita ai miti classici e a una raffinata eleganza formale di “revival botticelliano” e michelangiolesco.
Gianfranco Brunelli, direttore della mostra, introduce così Burne-Jones, capace di fondere erudizione scrupolosa e ispirazione artistica.
“La testa funesta” è l’ultimo dipinto del “Ciclo di Perseo”, una serie di opere mitologiche iniziate nel 1875 e rimaste incompiute per la morte dell'artista, commissionate dal politico e mecenate Arthur Balfour. Burne-Jones illustra il ricongiungimento di Perseo e Andromeda immersi in un giardino lussureggiante “alla Mantegna”, così come i marmi di sapore rinascimentale fiorentino.
Edward Burne-Jones, Pigmalione e l'immagine. Il cuore desidera, 1875-78, olio su tela, 99x76,3cm., Birmingham Museums and Art Gallery, Birmingham
Burne-Jones fu capace di una pittura rarefatta e squisita, animata da donne languide, efebiche e asessuate, malinconiche e trasognate, “anime stupefatte d’esser prigioniere d’un corpo” (Mario Praz). Astratta da qualsiasi realtà e da qualsiasi intenzione didascalica, l’opera di Burne-Jones è l’equivalente visivo delle squisite alchimie verbali di Walter Pater, di Charles Swinburne, di William Butler Yeats e di Oscar Wilde, protagonisti del movimento estetico inglese del Decadentismo.
Morris traghettò la nostalgia per il Medioevo verso un “progetto politico e sociale”, interessato alle disuguaglianze e al divario tra ricchi e poveri prodotto dalla rivoluzione industriale. Anche se Burne-Jones, suo stretto collaboratore per tutta la vita, non aderì in modo unanime alla medesima visione politica, partecipò a diversi progetti di manifattura.
La Chiesa di Gesù, vetrata d'arte progettata da Edward Burne-Jones e realizzata della ditta William Morris & Co., 1873, Troutbeck, Inghilterra
Più che un pittore, Morris fu un grande decoratore, un grafico e un progettista di oggetti funzionali, in altri termini, il precursore della figura del designer contemporaneo. Nel 1861, con Burne-Jones, fondava l'azienda di arti decorative “Morris, Marshall, Faulkner & Co.”, le cui idee daranno vita al movimento "Arts and Crafts" (1887).
La raffinata bottega d’arte e artigianato fu concepita contro l’anonimato e la mostruosità degli oggetti prodotti dalla nuova civiltà industriale e per ripristinare l’eleganza e la personalità con proposte qualitative.

Edward Burne-Jones, dettaglio di Orpheus Piano, 1879-1880, pianoforte, Collezione privata
Per la prima volta esposto in Italia, Gianfranco Brunelli presenta un capolavoro di arte e design: “Orpheus Piano”, un pianoforte a coda disegnato e decorato da Burne-Jones e prodotto da John Broadwood & Sons. Commissionato dal ricco commerciante e mecenate William Graham come regalo di compleanno della figlia Frances, una ragazza colta e appassionata d’arte, la giovane accese l’interesse artistico e sentimentale di Burne-Jones, nonostante il matrimonio con la moglie Maria.
Graham era un amante dei pittori “primitivi” italiani, all’epoca ancora poco conosciuti, pertanto, collezionava e apprezzava i lavori della Confraternita, sostenendo gli artisti e in particolare Burne-Jones, al quale prestava quadri di pittori italiani da cui trarre ispirazione.
Burne-Jones studiò a lungo la forma dei pianoforti, ne scelse uno di dimensioni particolari, poco pesante e non bombato in modo che, in linea con un’idea di design, l’oggetto con linee più semplici e squadrate offrisse superfici da decorare.

Edward Burne-Jones, dettaglio di Orpheus Piano, 1879-1880, pianoforte, Collezione privata
Nel coperchio l’artista rappresenta la “Madre Terra”, con il volto di Frances, circondata da putti e girali di vite, come nello stile mantegnesco e botticelliano. I medaglioni illustrati ai lati che rendono il pianoforte un inestimabile pezzo da collezione, riprendono le vicende narrate nel poemetto di Morris, “La storia di Orfeo e Euridice” (1860-1870), i cui disegni di forma circolare erano perfetti per la decorazione del pianoforte. La storia è ancora quella di un amore impossibile da realizzare, data la fragilità dell’animo umano di fronte agli assunti degli dei.
FOTO DI COPERTINA
Dettaglio della vetrata d'arte progettata da Edward Burne-Jones e realizzata della ditta William Morris & Co., 1873, Chiesa di Gesù, Troutbeck, Inghilterra
La mostra propone circa trecento opere di varia natura, tra capolavori del Tre-Quattro e Cinquecento italiano, a diretto confronto con i dipinti Preraffaelliti e oggetti di scultura, mobilio, ceramica, vetro, metallo, tessuto, oltre a libri illustrati, manoscritti e fotografia, il tutto a testimonianza della lunga parabola di un movimento fecondo fino a fine Ottocento, che anticipa idee d’avanguardia.In questo ulteriore approfondimento della mostra, sono presentate alcune opere dei Preraffaelliti, attivi nella seconda generazione che apriranno agli sviluppi del Simbolismo europeo e alla nascita dell’idea di design moderno
La Confraternita Preraffaellita (Pre.Raphaelite Brotherhood), è nata nel settembre del 1848 grazie a tre giovanissimi artisti inglesi insofferenti del conformismo perbenista di epoca vittoriana: sono John Everett Millais (1829–1896), Dante Gabriel Rossetti (1828–1882) e William Holman Hunt (1827–1910).
La mostra, spiega Cristina Acidini, rappresenta qualcosa di inedito nel panorama espositivo dedicato ai Preraffaelliti perché, per la prima volta, vengono esposte opere del Tre-Quattro e Cinquecento italiano di grandi maestri, da Beato Angelico a Botticelli e da Giovanni Bellini a Michelangelo, che influenzarono la Confraternita inglese letteralmente innamorata di quella pittura antica così “vera” e genuina, interprete di valori morali ed espressivi.
Dante Gabriel Rossetti, leader gruppo e poi traghettatore nella seconda generazione di artisti, collezionava opere antiche e in particolare, in mostra è esposto il “Ritratto di Esmeralda Brandini” (1470-1475), un dipinto a tempera su tavola di Botticelli acquistato dal pittore nel 1865 per appena venti sterline. Nell’Ottocento, infatti, Botticelli era in gran parte dimenticato, prima di essere riscoperto, dopo oltre trecento anni, dai Preraffaelliti inglesi. Rossetti affermava di aver effettuato modifiche all’opera e in particolare, di aver ritoccato la chioma rossa della donna, una notizia che il Museo di Londra, dopo un’attenta analisi, ha oggi rigettato.
Nel 1857, disperso il gruppo iniziale, Rossetti stringe rapporti con lo scrittore e teorico William Morris (1834–1896) e il pittore Edward Burne-Jones (1833–1898), due studenti di Oxford imbevuti di fervido misticismo e “primitivismo” estetico, che avevano lasciato l’università senza laurearsi per aderire al movimento Preraffaellita. I due, sono i più colti del gruppo, hanno l’attitudine allo studio diligente, cosa che influenzerà il modo in cui guidarono il movimento nella fase successiva.
Dante Gabriel Rossetti, Paolo e Francesca da Rimini, 1855, acquerello su carta, 25,4×44,9cm., Tate Gallery, LondraFin dalla giovinezza, essendo nato da una famiglia italiana con un padre docente di letteratura, Dante Allighieri fu il poeta prediletto di Rossetti. L’artista ne fece un culto dedicando al vate innumerevoli opere, come “Paolo e Francesca da Rimini”, un acquerello tratto dal quinto canto dell'Inferno, destinato ad un trittico medievalizzante mai realizzato. La tragica storia d’amore dell’adulterio di Paolo e Francesca divenne un soggetto popolare tra gli artisti e gli scrittori vittoriani.
Dante Gabriel Rossetti, La Donna della Finestra, 1879, olio su tela, 100.7x74cm., Fogg Art Museum, Harvard University In “La Donna della Finestra”, ritrae la modella Jane Morris, moglie dell’amico William Morris, con la quale ha una lunga e travagliata relazione. Ispirato alla “Vita Nuova” di Dante, qui il pittore s’identifica nel momento esatto descritto dal poeta, quello dello "sbandamento amoroso" per una donna alla finestra che vedendolo passare, gli provoca un profondo rimorso per il tradimento dall’amata Beatrice. La posa del modello femminile è ripresa dalle bellezze toscane del Quattrocento, ma è evidente anche il recupero della pittura cinquecentesca e in particolare quella veneziana di Tiziano e Veronese.
Le donne dipinte dai Preraffaelliti sono figure enigmatiche che hanno il volto di modelle, mogli e amanti, dal temperamento carismatico; moglie di Rossetti, l’inquieta e malinconica Elizabeth Siddal (1829–1862), lei stessa pittrice, che dopo una storia turbolenta muore molto giovane, diventando il simbolo di un tema centrale della poetica preraffaellita, il legame tra amore e morte: “Eros e Thanatos” (Lizzie e Dante Gabriel Rossetti: Eros e Thanatos).
I Preraffaeliti anticipano un tratto distintivo del Decadentismo fin de siècle, quando “Eros” non genera più vita o gioia pura, ma si trasforma in un abbraccio mortale in cui il piacere supremo coincide proprio con il dissolvimento e l'autodistruzione.Lizzie va incontro ad una fine fatale, all’unica soluzione per portare a compimento un amore impossibile
“La bella Rosamunda” (1861, National Museum Cardiff, Galles), effigiata da Rossetti in “stile veneziano”, ha il volto di un’altra sua amante, Fanny Cornforth, qui nei panni di Rosamunda Clifford, la drammatica amante di Enrico II d'Inghilterra, nascosta dal re in un rifugio segreto a Woodstock Palace ma, braccata dalla regina, costretta a ritirarsi in monastero dove muore prima dei trent'anni.

Dante Gabriel Rossetti, La vedova romana, 1874, olio su tela, 104,8×93,3 cm., Museo de Arte de Ponce, Porto Rico
Altro esempio di “amore e morte”, “La vedova romana”; Rossetti usò per modella Alexa Wilding, una delle sue muse preferite e più ritratte, rispetto a Elizabeth Siddal e Jane Morris. Il centro della scena è occupato dalla giovane vedova seduta e appoggiata a un'urna cineraria romana, che pizzica le corde di due piccole lire, riprese dall’arte figurativa pompeiana. L’artista unisce il tema classico del lutto e dunque della morte, alla musica e alla tipica malinconia estetica ed emotiva del mondo preraffaellita per simboleggiare l'amore eterno e la fedeltà coniugale, ribadita dalla cintura nuziale avvolta attorno all'urna.
Entusiasta viaggiatore in Italia e visitatore di musei, Burne-Jones unisce le atmosfere medievali della prima generazione preraffaellita ai miti classici e a una raffinata eleganza formale di “revival botticelliano” e michelangiolesco.
Edward Burne-Jones, La testa funesta, 1885-87, olio su tela, 155x130cm., Southampton City Art Gallery, SouthamptonEntusiasta viaggiatore e visitatore di musei italiani, Burne-Jones unisce le atmosfere medievali della prima generazione preraffaellita ai miti classici e a una raffinata eleganza formale di “revival botticelliano” e michelangiolesco.
Gianfranco Brunelli, direttore della mostra, introduce così Burne-Jones, capace di fondere erudizione scrupolosa e ispirazione artistica.
“La testa funesta” è l’ultimo dipinto del “Ciclo di Perseo”, una serie di opere mitologiche iniziate nel 1875 e rimaste incompiute per la morte dell'artista, commissionate dal politico e mecenate Arthur Balfour. Burne-Jones illustra il ricongiungimento di Perseo e Andromeda immersi in un giardino lussureggiante “alla Mantegna”, così come i marmi di sapore rinascimentale fiorentino.
Edward Burne-Jones, Pigmalione e l'immagine. Il cuore desidera, 1875-78, olio su tela, 99x76,3cm., Birmingham Museums and Art Gallery, BirminghamBurne-Jones fu capace di una pittura rarefatta e squisita, animata da donne languide, efebiche e asessuate, malinconiche e trasognate, “anime stupefatte d’esser prigioniere d’un corpo” (Mario Praz). Astratta da qualsiasi realtà e da qualsiasi intenzione didascalica, l’opera di Burne-Jones è l’equivalente visivo delle squisite alchimie verbali di Walter Pater, di Charles Swinburne, di William Butler Yeats e di Oscar Wilde, protagonisti del movimento estetico inglese del Decadentismo.
La sezione della mostra dedicata a William Morris e alle “arti applicate” si propone di mostrare che cosa si intendesse già a quel tempo per “arte diffusa”. Morris recuperava il “Revival Rinascimentale”, tipico del gusto britannico dell’epoca, anticipando le poetiche Liberty. L’entusiasmo con cui si cimentava con qualsiasi mezzo espressivo o tecnica fece si che in questo secondo periodo i Preraffaelliti eccellessero nelle arti decorative.Dallo stile semplice a quasi quasi arcaico, la parabola dei Preraffaelliti si è evoluta verso gli stilemi più decorativi di fine secolo
Morris traghettò la nostalgia per il Medioevo verso un “progetto politico e sociale”, interessato alle disuguaglianze e al divario tra ricchi e poveri prodotto dalla rivoluzione industriale. Anche se Burne-Jones, suo stretto collaboratore per tutta la vita, non aderì in modo unanime alla medesima visione politica, partecipò a diversi progetti di manifattura.
La Chiesa di Gesù, vetrata d'arte progettata da Edward Burne-Jones e realizzata della ditta William Morris & Co., 1873, Troutbeck, InghilterraPiù che un pittore, Morris fu un grande decoratore, un grafico e un progettista di oggetti funzionali, in altri termini, il precursore della figura del designer contemporaneo. Nel 1861, con Burne-Jones, fondava l'azienda di arti decorative “Morris, Marshall, Faulkner & Co.”, le cui idee daranno vita al movimento "Arts and Crafts" (1887).
La raffinata bottega d’arte e artigianato fu concepita contro l’anonimato e la mostruosità degli oggetti prodotti dalla nuova civiltà industriale e per ripristinare l’eleganza e la personalità con proposte qualitative.
Morris coltivava l’utopia di un artigianato artistico per il popolo, utile e alla portata delle nuove masse proletarie; la bellezza avrebbe dovuto conquistare ed elevare l’ambiente quotidiano, contrapponendosi allo scadimento del gusto. Ma il popolo era impreparato al consumo dell’oggetto “estetico”, non aveva né il gusto, né i mezzi economici per acquistarlo. E così, nonostante le lodevoli intenzioni, Morris disegnò carte da parati, arazzi e tessuti solo per l’alta società inglese.Burne-Jones e Morris, estesero gli interessi all’illustrazione di libri, carte da parati, tessuti, vetrate, mobili e ceramiche esposte in mostra a Forlì

Edward Burne-Jones, dettaglio di Orpheus Piano, 1879-1880, pianoforte, Collezione privata
Per la prima volta esposto in Italia, Gianfranco Brunelli presenta un capolavoro di arte e design: “Orpheus Piano”, un pianoforte a coda disegnato e decorato da Burne-Jones e prodotto da John Broadwood & Sons. Commissionato dal ricco commerciante e mecenate William Graham come regalo di compleanno della figlia Frances, una ragazza colta e appassionata d’arte, la giovane accese l’interesse artistico e sentimentale di Burne-Jones, nonostante il matrimonio con la moglie Maria.
Graham era un amante dei pittori “primitivi” italiani, all’epoca ancora poco conosciuti, pertanto, collezionava e apprezzava i lavori della Confraternita, sostenendo gli artisti e in particolare Burne-Jones, al quale prestava quadri di pittori italiani da cui trarre ispirazione.
Burne-Jones studiò a lungo la forma dei pianoforti, ne scelse uno di dimensioni particolari, poco pesante e non bombato in modo che, in linea con un’idea di design, l’oggetto con linee più semplici e squadrate offrisse superfici da decorare.

Edward Burne-Jones, dettaglio di Orpheus Piano, 1879-1880, pianoforte, Collezione privata
Nel coperchio l’artista rappresenta la “Madre Terra”, con il volto di Frances, circondata da putti e girali di vite, come nello stile mantegnesco e botticelliano. I medaglioni illustrati ai lati che rendono il pianoforte un inestimabile pezzo da collezione, riprendono le vicende narrate nel poemetto di Morris, “La storia di Orfeo e Euridice” (1860-1870), i cui disegni di forma circolare erano perfetti per la decorazione del pianoforte. La storia è ancora quella di un amore impossibile da realizzare, data la fragilità dell’animo umano di fronte agli assunti degli dei.
FOTO DI COPERTINA
Dettaglio della vetrata d'arte progettata da Edward Burne-Jones e realizzata della ditta William Morris & Co., 1873, Chiesa di Gesù, Troutbeck, Inghilterra