Speciale di Rai Scuola dedicato alle donne nella scienza in Italia, il punto della situazione nel presente e la progettualità con lo sguardo rivolto al futuro. STEM è l'acronimo inglese di
Science, Technology, Engineering and Mathematics: un insieme di discipline scientifiche e tecnologiche che rappresentano il motore dello sviluppo economico e sociale globale. Non si tratta solo di Fisica, Chimica e Matematica: lo studio e l'applicazione di queste materie gettano le basi per l'implementazione dei settori più innovativi verso cui ci stiamo muovendo come società. Le competenze STEM sono il presupposto indispensabile per operare in ambiti quali:
- Robotica e meccatronica
- Intelligenza artificiale e machine learning
- Analisi dei Big Data e cloud computing
- Biotecnologie e nanotecnologie
- Neuroscienze e ricerca medica avanzata
Queste discipline rappresentano il campo con la crescita superiore in termini assoluti nel mercato del lavoro e con tassi di occupazione sensibilmente superiori alla media generale. La Banca d'Italia ha inoltre evidenziato che se il tasso di attività femminile fosse superiore di soli dieci punti percentuali, si produrrebbero effetti di analoga portata sul PIL nel lungo periodo. Le società con minore disparità di genere registrano redditi pro capite più elevati, maggiore mobilità sociale e migliore allocazione delle risorse umane — come ha dimostrato il lavoro di
Claudia Goldin, Nobel per l'Economia.
In Italia le donne rappresentano oltre il 60% dei laureati. Eppure, guardando alle sole materie STEM, il quadro si capovolge: su 100 donne laureate, solo 16 hanno conseguito un titolo in discipline scientifiche o tecnologiche, contro 35 uomini (fonte: ISTAT). Nel settore ICT, solo il 17,1% degli occupati è donna.
Il gender gap nelle STEM non nasce in università: affonda le radici nella scuola primaria e si consolida nel corso di tutta la formazione. Alla base ci sono stereotipi culturali — l'idea che le materie tecnico-scientifiche siano "poco adatte" alle donne, "noiose" o "troppo difficili" — che vengono trasmessi nell'ambiente familiare, nel contesto sociale e, spesso inconsapevolmente, anche in quello scolastico.
Rafforzare la partecipazione femminile nelle STEM è innanzitutto una questione di giustizia sociale e di pari opportunità, ma è anche un tema squisitamente economico: ogni ragazza che rinuncia a una carriera STEM non è solo un'opportunità persa per lei: è un'opportunità persa per tutta la nazione.
Una nazione che non scommette sulle donne — sulle giovani donne in particolare — investendo sul rispetto delle differenze e mettendole nelle condizioni di poter scegliere liberamente il proprio futuro, è una nazione che non scommette sul proprio sviluppo. Le competenze saranno la nuova moneta di scambio: capirlo oggi ci permetterà di costruire l'Italia di domani. Superare il divario nelle STEM richiede un'opera collegiale: tutti gli "agenti del cambiamento" devono unirsi per costruire la giusta narrazione. La scuola e i suoi docenti, l'università, le imprese e le startup, i luoghi di cultura, le istituzioni. Siamo tutti chiamati a contribuire al processo di formazione dei professionisti e delle professioniste del futuro.